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Università
Politecnica delle Marche
DARDUS
- Dipartimento Architettura, Rilievo, Disegno, Urbanistica,
Storia
Corso di Storia dell’Architettura
1
In collaborazione con
O.S.A.
Officina
di Storia
dell’Architettura
presentano
"Futuro
del Classico"
Incontro con
Salvatore
Settis
Ordinario di Storia dell'Arte e d'Archeologia
Classica
Rettore della Scuola Normale Superiore di Pisa
Ancona 8 giugno 2005

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Report multimediale
•
(only
adsl)
a cura di
"u-tivù"
web video magazine dell'Università
Politecnica delle Marche |
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Intervento di Maria
Beatrice Bettazzi, Presidente
O.S.A.
Ancona 8 giugno 2005
Ringrazio l’Università
di Ancona e il prof. Settis
per la sua presenza qui con noi oggi. Questa, per la nostra
associazione, è una formidabile occasione per concentrare
l’attenzione su un aspetto particolare del nostro
lavoro di storici.
O.S.A.,
Officina
di Storia
dell’Architettura
è una giovane associazione che si è posta
l’obiettivo, come viatico alle sue attività,
di strutturare una riflessione a 360 gradi sulla figura
e la professione dello storico dell’architettura oggi
in Italia.
Abbiamo pensato che fosse logico cominciare con una fotografia
dello stato dell’arte e pertanto abbiamo avviato una
ricerca
che, grazie al contributo e al lavoro di tanti, ora vede
concludersi la raccolta dei dati su base nazionale.
Si è proceduto a rilevare la presenza, all’interno
dei curricola formativi universitari, di insegnamenti afferenti
all’ambito disciplinare della storia dell’architettura
(nella fattispecie il raggruppamento ICAR
18), ma si è altresì tenuto conto di
alcuni casi nei quali la storia dell’architettura
viene insegnata all’interno di discipline diverse.
E’ questo il caso talvolta di composizione o, più
frequentemente, della storia dell’arte o delle archeologie,
caso complesso a cui fra poco accenneremo più in
dettaglio.
Questo è potuto avvenire compulsando i siti internet
delle varie facoltà di ingegneria, architettura,
beni culturali, lettere e addirittura scienze matematiche
(vedi nota)
ed integrando le frequenti lacune grazie a contatti diretti
con presidi, docenti e collaboratori alla didattica.
Analoga procedura ha avuto l’approfondimento della
ricerca relativamente agli sbocchi professionali, con la
raccolta di notizie relativamente a musei, case editrici,
associazioni a vario titolo afferenti alla storia dell’architettura
e della città, fondazioni, ecc. ecc.
Non sarà certo una sorpresa se possiamo anticipare
che oggi in Italia il maggior assorbimento di professionalità
legate alla storia dell’architettura avviene proprio
ad opera dell’Università, alimentando un processo
di autoreferenze che siamo certi contribuiscano a spezzare,
ad esempio, iniziative osmotiche come l’avvio della
grande operazione di un Centro di
Studi Vitruviani a Fano,
a cui il prof. Clini sta dedicando
da tempo la sua attività.
La presentazione completa dei dati e la relativa analisi
sono rinviate ad un momento futuro (speriamo a Parma
nel corso del Festival
dell’Architettura di fine settembre). Ma,
riagganciandoci, per motivi di tempo, alla dizione forse
più ovvia del termine classico, vorremmo offrire
al prof. Settis qualche flash,
in una brevissima anteprima relativa al segmento antico,
che non nascondiamo essere fra i punti più controversi,
persuasi che il futuro del classico non possa prescindere
dall’affrontarne le radici e che dalla formazione,
ovviamente, si debba partire.
Uno dei principali obiettivi
della ricerca, come si è detto, era mappare l’insegnamento
della storia dell’architettura, indipendentemente
dall’epoca indagata o dalla facoltà di pertinenza.
Nello specifico degli insegnamenti del periodo “antico”,
interessante ci è parso capire cosa sia la storia
dell’architettura quando riguarda un arco cronologico
anteriore, poniamo, all’anno Mille.
Nelle Facoltà di Architettura, di Ingegneria, di
Beni Culturali e di Lettere questo periodo è coperto,
in linea di massima, o da Storia dell’Architettura
Antica (talvolta accompagnato dall’estensione al Medioevo)
o da Storia dell’Architettura 1. Quest’ultima
solitamente si estende fino a Settecento inoltrato. (Vi
sono poi alcuni - pochi - casi in cui Storia 1 si occupa
di Novecento, mentre Storia 2 arretra fino agli antichi.)
Se Storia 1 è presente sul territorio italiano in
modo abbastanza omogeneo (salvo poi far partire il programma
da epoche diverse), Storia dell’architettura antica,
che istituzionalmente dovrebbe occuparsi del periodo greco
e romano con incursioni nel tardo antico, ha delle punte
di densità maggiore laddove maggiori sono le vestigia
antiche e la tradizione degli studi archeologici, e quindi
nelle facoltà siciliane, a Napoli
e a Roma.
Rileviamo, all’opposto, ma era prevedibile, l’assenza
totale della materia a Mendrisio
(che abbiamo annesso all’area italiana), dove la Storia
dell’architettura 1 è di fatto, come recita
la guida dello studente, una Introduzione alla Storia dell’architettura
contemporanea, (a fronte di una Storia 2 sul Rinascimento
e Barocco, Storia 3 recupera i saperi costruttivi e Storia
4 i testi) e semmai il segmento dell’antico viene
trattato all’interno dell’insegnamento di Storia
della città e del territorio. Oppure il caso di Torino
che ha due facoltà di architettura e laddove vi sono
moltissimi insegnamenti inerenti le tematiche medievali,
vi è nell’anno attuale una sola presenza per
la storia dell’architettura antica e nel corso di
studi della specialistica.
Una veloce scorsa ai programmi e, soprattutto alle relative
bibliografie, mette poi in luce che i testi che maggiormente
vengono consigliati agli studenti sono i due volumi di Martin,
per la Grecia (1980) e di Ward-Perkins
per Roma (1974), della serie
Storia universale dell’architettura di Electa;
in alcuni casi è altresì citato il testo,
non proprio recentissimo di Berve
e Gruben sui templi greci (1957).
E a proposito di aggiornamento dei testi disciplinari di
riferimento, forse va rilevato che la grande opera ancora
di Electa, Storia dell’architettura italiana,
uscita in questi anni con volumi monografici sui singoli
secoli, riflesso del lavoro intellettuale delle varie scuole
accademiche della penisola, parte cronologicamente dal Quattrocento.
Ammesso poi che questi volumi, nonostante le intenzioni
dei curatori, si possano effettivamente destinare agli studenti,
a mo’ di manuale.
Questo discorso - che andrebbe meglio dettagliato e approfondito,
ma lo ripeto, è solo per fornire qualche spunto di
riflessione - porta di conseguenza un’altra domanda
cruciale: quale è la formazione di chi è titolare
di questi insegnamenti, in sostanza, chi insegna storia
dell’architettura antica?
La questione è che se, infatti, è assai più
frequente trovare un docente che insegna, ad esempio, storia
dell’architettura del rinascimento e si occupa, anche
nelle sue attività di ricerca, esattamente di questo
periodo, potendo trasmettere così un sapere diretto
e forse più fresco ai suoi allievi; notiamo, invece,
che ciò assai di rado avviene nello svolgimento di
programmi sull’architettura dei greci e dei romani.
Normalmente, come abbiamo visto, ci si affida ad un buon
manuale, perlopiù scritto da archeologi, talvolta
datato e, quando va bene, si recuperano saggi o studi, reperibili
nel circuito della grande divulgazione, spesso molti anni
dopo che sono stati pubblicati su riviste fuori dalla portata
dei canali più consueti agli storici dell’architettura.
Si evidenziano quindi due
mondi che poco comunicano, quello degli archeologi e quello
degli storici dell’architettura, ciascuno con statuti
disciplinari spesso molto diversi.
Se gli archeologi forse non possono fare a meno degli strumenti
degli storici, questi ultimi, senz’altro, senza le
acquisizioni degli archeologi rischiano di vedere banalizzato
e depauperato il proprio bagaglio didattico, facendo mancare
agli studenti un imprescindibile patrimonio di conoscenze
che sta alla base di ogni sapere successivo.
In conclusione di queste
riflessioni ancora acerbe e bisognose di confronti e conferme,
con la nostra associazione, ma anche ora con il Centro
Studi Vitruviani che va a prendere corpo, auspichiamo
la nascita di un luogo, bacino di decantazione per i saperi
delle discipline, crocevia di scambi e di approfondimenti,
laboratorio in cui ciascuno, secondo le proprie esigenze,
possa giungere non ad una sintesi precostituita e “data”,
ma possa trovare, attraverso lo studio delle multiformi
sfacettature del passato, una via per interpretare il presente
e lo stimolo, di questi tempi sempre più debole,
ad investire nel futuro.
Maria Beatrice Bettazzi
nota:
Modena, Facoltà di Scienze Matematiche Fisiche e
Naturali, Corso di Laurea triennale in Scienza dei beni
culturali, in cui compaiono un insegnamento di Storia dell’architettura
(6 CFU) e uno di Complementi di storia dell’architettura
(3 CFU)
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