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APPELLO
PER LA SALVAGUARDIA DELLA RESIDENZA ESTIVA DELL'AMBASCIATA ITALIANA
AD ISTANBUL (TARABYA)
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L’appello
per la salvaguardia dell’ex residenza estiva dell’Ambasciata
d’Italia
a Tarabya
sul Bosforo
- pregevolissimo edificio progettato da Raimondo
D’Aronco nel 1905 -
lanciato nel mese di luglio da Italia
Nostra sezione di Udine
e dall’Ordine degli Architetti
della provincia di Udine ha acquistato nell’arco di qualche
mese, in virtù di uno scenario internazionale che ha subito
alcune importanti modifiche, un peso ancora più rilevante.
Innanzitutto dal 3 ottobre si sono ufficialmente aperti i colloqui
con la Turchia
per l’ingresso nell’Unione
Europea, inoltre ci sono alcuni fattori
che fanno sperare in un auspicabile intervento da parte dello
Stato italiano,
se non altro per motivi di opportunità dettati dall’agenda
della politica estera.
A incrementare l’opera di sensibilizzazione si è
affiancata l’attività del “Comitato
per la salvaguardia delle opere di Raimondo D’Aronco”
che ha avviato una raccolta di firme, tra le quali si segnalano
l’adesione di Salvatore Settis,
rettore della Scuola Normale Superiore
di Pisa,
e di Carlo Ripa di Meana
presidente nazionale di Italia Nostra.
Mentre a Istanbul
e Roma
si tengono riunioni per individuare aziende e enti che potrebbero
partecipare alla raccolta di fondi necessaria per avviare il restauro,
a Tarabya
la villa sta scivolando verso un degrado sempre piùinarrestabile:
non servono centinaia di migliaia di euro per riparare una grondaia
che da due anni, (non giorni, settimane o mesi ma proprio due
anni) scarica direttamente all’interno dell’edificio
e ha intaccato la trave maestra del secondo piano che ha ormai
raggiunto un livello di flessione preoccupante, mettendo a rischio
anche la stabilità del terzo piano.
Inoltre nessuno ha trovato la somma necessaria a acquistare catena
e lucchetto per chiudere due porte che consentono l’ingresso
nella villa, tanto che a un mese di distanza i sopralluoghi effettuati
hanno potuto constatare che lo shopping di balaustre, caminetti,
elementi decorativi è fiorente e si svolge totalmente indisturbato.
Per ovviare a questo problema sarebbe bastato mantenere il servizio
offerto dal custode, che è stato abolito a causa dei tagli
di bilancio: un ragionamento scarsamente lungimirante quando si
andranno a valutare i costi derivanti dall’abbandono della
Villa.
Ora se è encomiabile cercare di avviare la raccolta fondi
di restauro, è ancora più urgente trovare le poche
migliaia di euro necessarie a far intervenire una normale impresa
di costruzioni o fare acquisti in ferramenta: ci risulta incomprensibile
che le autorità italiane non siano state capaci di attivarsi
per porre riparo a danni così evidenti e tanto facilmente
riparabili.
Questa volta l’Italia rischia veramente una figuraccia internazionale,
anche perché il recupero della Villa non è faccenda
di rilievo nazionale ma ha da tempo varcato i confini dello stato,
inoltre nei prossimi giorni il Presidente della Repubblica Carlo
Azeglio Ciampi ha in programma una
visita ufficiale in Turchia.
Questa ci è sembrata una occasione molto importante, così
sono stati attivati contatti con la Presidenza della Repubblica
per illustrare le condizioni della Villa e far giungere tutte
le nostre preoccupazioni. Abbiamo presentato un dossier contenente
l’opera di sensibilizzazione svolta in questi anni e illustrato
alcuni dei criteri che dovrebbero, a pare nostro, ispirare il
restauro.
Abbiamo in particolare evidenziato l’importanza di individuare
con chiarezza la destinazione d’uso futura dell’edificio,
operazione indispensabile anche per giungere a formulare il preventivo
di spesa. Ma prima di tutto chiediamo di attivare urgentemente
le opere di riparazione più necessarie.
L’urgenza è dettata anche dalla constatazione che
in questo edificio nel quale D’Aronco
fa convivere felicemente due tradizioni quella occidentale e la
turco-ottomana, sia ormai il simbolo, la bandiera di una dimensione
culturale dove la comprensione di ciò che è diverso,
viene affrontata senza timore di perdere la propria identità,
ma addirittura vissuta come valore. L’edificio quindi può
diventare per l’Italia una preziosa risorsa di immagine
e amicizia con la Turchia, un formidabile volano promozionale,
a patto di presentarsi con una struttura stabile e non certo a
livello di rudere.
Ci auguriamo che questo riuscito connubio di culture diverse non
sia il motivo per il quale finora non si è fatto nulla,
poiché proprio in tempi così difficili per il dialogo
e la reciproca comprensione, tutto ciò che costituisce
un esempio di incontro va, a nostro parere, valorizzato e promosso.
Lo stesso restauro potrebbe diventare una prima occasione di collaborazione
tra progettisti, imprese e maestranze turche e italiane e il cantiere
potrebbe assumere caratteristiche di un laboratorio scuola e modello
di intervento, soprattutto considerando il prestigio che ha l'Italia
nel campo del restauro monumentale.
Ci sono mille motivi per fare e più nessuna scusa per continuare
ad assistere allo scempio dell'ex Ambasciata d'Italia a Tarabya
e quindi chiediamo al Governo Italiano e alle Amministrazioni
locali della Regione Friuli Venezia Giulia di intervenire e di
farlo in fretta.
Italia Nostra consiglio regionale
e sezione di Udine
Ordine degli Architetti pianificatori paesaggisti e conservatori
della Provincia di Udine
Comitato per la salvaguardia delle opere dell’architetto
Raimondo D’Aronco

Info:
info@daronco.org
Web site:
http://www.daronco.org
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