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Una
giornata di studio dedicata ad Antonio
Guacci “artista
e architetto contemporaneo”
a cura della Facoltà
di Ingegneria di Trieste
in collaborazione con il Museo
Revoltella
venerdì 13 gennaio, ore 16.00
presso l’auditorium del museo in via Diaz 27
Gli anniversari consentono
di mettere a fuoco un percorso e ce ne restituiscono con maggior
nitore i contorni, un’operazione che è tanto più
interessante se l’argomento è l’attività
di Antonio Guacci,
docente apprezzato presso la Facoltà
di Ingegneria di Trieste per un quarantennio, progettista
e artista. Chi ne parla sono alcuni dei suoi antichi scolari,
da Giovanni Ceiner a Edino
Valcovich, a loro volta professori che a dieci anni dalla
scomparsa ne ricordano il ruolo di guida stimolante e illuminante
sia nella docenza che nella professione, i quali hanno coinvolto
nella giornata di studio -che si terrà il 13
gennaio (ore 16.00) presso
il Museo Revoltella - gli studenti,
impegnati nel laboratorio annuale multidisciplinare di Rilievo
e Storia dell’Architettura. E di Antonio Guacci,
“ingegnere umanista” secondo la definizione coniata
da Marco Pozzetto, la facoltà
di Ingegneria triestina restituisce una concreta testimonianza
nella propria sede progettata nel 1970, un edificio che nella
bilanciata interpolazione di volumi e piante rivela la propria
natura strutturale e architettonica allo stesso tempo.
Se
lo sky-line di Trieste
è dominato dalla sagoma della sua opera più conosciuta,
il tempio Mariano di Monte Grisa (1959-1966), molte altre sono
le architetture cittadine che Guacci ha progettato, dalle residenze
per le Orsoline a Gretta (1952) e Barcola (1960), alla palazzina
in via Matteucci (1957-59), al quartiere residenziale di Poggi
Sant’Anna (1955), alla sede dell’Italcantieri (1964),
alla casa carsica a Santa Croce (1963-67). La fascinazione per
l’architettura viene a Guacci dal suo maestro presso la
Facoltà di Ingegneria di
Padova, Giuseppe
Samonà, e in seguito dalla
collaborazione con Umberto Nordio,
grazie ai quali abbandona temporaneamente l’iniziale amore
per la pittura e la scultura, destinato peraltro non a scomparire,
quanto a riaffiorare per integrarsi armoniosamente con la progettazione.
In questo Guacci è veramente architetto secondo i dettami
rinascimentali, vale a dire artista completo e poliedrico, capace
di padroneggiare diversi linguaggi figurativi, che egli, come
i suoi maestri e ispiratori, tra gli altri Leon
Battista Alberti, riconduce al
disegno, mezzo per esplorare l’universo delle forme e fissare
l’idea creativa.
Già nel santuario
di Monte Grisa l’ingegner Guacci svela la predilezione per
il triangolo isoscele, un modulo che guida non solo la composizione
ma è allo stesso tempo struttura, originando un edificio
nel quale è “ quasi impossibile separare i fatti
statici da quelli spaziali” secondo la definizione che pronuncia
Sergio Musmeci, il grande ingegnere strutturista che viene chiamato
a certificare i calcoli statici. Ed è proprio la marcata
cifra “strutturale” e l’adozione di reticoli
compositivi triangolari a segnare gli edifici di Guacci, i quali
sono caratterizzati da una libertà espressiva che riesce
talora spiazzante, dato che non consentono di individuare uno
stile, poiché ognuno riesce diverso e marca le differenze
con gli altri. E proprio questa originalità oltre al connubio
ingegneria-architettura che ancora oggi impedisce di collocare
Guacci nella storia dell’architettura, più per carenza
della disciplina che delle opere, dato che di fronte agli edifici
di Nervi vi è ancora chi ne parla ancora solo in termini
strutturali. Il materiale preferito da Guacci è il cemento
armato che egli preferisce lasciare a vista, ma nella casa carsica
– un’architettura che è agli antipodi del Tempio
Mariano e della sede di Ingegneria - egli predilige la pietra
locale con la quale da vita a un edificio che si fonde armoniosamente
con il paesaggio circostante, interpretando con sensibilità
contemporanea un tema tradizionale.
La giornata di studio costituisce
inoltre l’occasione per esporre gli esiti del laboratorio
interdisciplinare di Rilievo e Storia
dell’Architettura condotto da Giovanni
Ceiner e Diana Barillari
con gli studenti del corso di laurea specialistica in Ingegneria
edile, che ha avuto come argomento principale di analisi la sede
della facoltà di Ingegneria, della quale è stato
effettuato il rilievo e una ricerca storica, estesa a altri edifici,
il Tempio Mariano, il complesso di Gretta e la palazzina di via
Matteucci. Il laboratorio nasce grazie all’accordo tra i
due docenti, che hanno scelto lo stesso argomento di ricerca,
forti della convinzione che occorre fornire a livello metodologico
un orizzonte ampio, che superi le barriere dei settori disciplinari
e offra percorsi diversi per arrivare alla stessa meta.
UNIVERSITA’
DEGLI STUDI DI TRIESTE
FACOLTA’
DI INGEGNERIA
DIPARTIMENTO
DI INGEGNERIA CIVILE E AMBIENTALE
Corso di Laurea in Ingegneria
Edile
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