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Gaudí
e il modernismo catalano.
Titolo
Gaudí e il modernismo catalano
Luogo
Roma, Chiostro del Bramante
Periodo
21 novembre 2003-29 febbraio 2004
Direttore artistico
Fabio Benzi
Direzione organizzativa Mirella
Panepinto
Ricerche storico artistiche Natalia
de Marco
Segreteria scientifica
Tiziana Parente
Progetto dell’allestimento
Daniela Ferretti
Promotori
Chiostro del Bramante, Museo Nacional d’Art de Catalunya,
Ambasciata di Spagna, Generalitat de Catalunya, Ajuntamento de
Barcelona, Temple expiatori de la Sagrada Familia
Catalogo
Gaudí e il modernismo catalano, Electa, Milano 2003
Non vuol essere una mostra
di architettura, come il titolo potrebbe far presagire, ma piuttosto
l’occasione per presentare il movimento modernista catalano
nelle sue varie espressioni artistiche e mostrare l’influenza
che ebbe su vari aspetti della vita quotidiana.
In quest’ottica la mostra può risultare interessante
e piacevole.
Il percorso espositivo alterna la presentazione di opere pittoriche
e plastiche ad arredi e decorazioni architettoniche, a sottolineare
la forte interconnessione tra arte e architettura che fu caratteristica
dominante del modernismo catalano.
Le prime sale sono dedicate a due artisti che a partire dal 1890
maggiormente contribuirono a rinnovare il linguaggio pittorico
catalano: Ramon Casas (1866-1932)
e Santiago Rusinol (1861-1931),
entrambi di formazione parigina. Le opere presentate mostrano
l’influenza della pittura impressionista e naturalista francese
e i germi di un nuovo linguaggio come l’impiego di un insolito
punto di vista prospettico nel Nudo femminile (1894) di Ramon
Casas. Intensi ed espressivi appaiono i ritratti eseguiti da Casas
(1897-1900) anche se decontestualizzati, diversamente dal Ritratto
dello scultore Charles Mani e del
pittore Pere Ferran (1895) di Rusinol
che è ambientato in un caffè d’ispirazione
parigina.
L’atmosfera di Montmartre
è ricreata a Barcellona al
ristorante-birreria Els quatre gats (1897) promosso da Casas,
Rusinol, Miquel Utrillo e Pere
Romeu e realizzato nei locali a piano terra di un edificio
modernista dell’architetto Josep Puig
i Cadafalch. In breve tempo Els quatre gats diventa cenacolo
dei modernisti contribuendo al consolidamento del movimento e
alla formazione delle nuove generazioni di artisti: Nonell,
Canals, Camarosa,
Mir, Raurich,
Pidelaserra e Picasso.
Si segnalano i paesaggi pieni di luce e colore di Joaquim Mir
(1873-1940), che in alcuni casi raggiunge risultati vicini al
non figurativo, e le intense tele di Isidre Nonell (1873-1911),
emarginato dalla critica, che dipinge soggetti dei sobborghi di
Barcellona.
Picasso, che proprio a Els quatre gats tiene la sua prima mostra
nel 1900, è presente con due opere: Corrida del 1901, pastello
dai colori accesi, e Pasto frugale acquaforte del 1904.
Parallelamente alle prime mostre di Casas e Rusinol, che durante
il suo secondo soggiorno parigino si era avvicinato al simbolismo,
nasce il Cercle de Sant Lluc (1893)
per riunire un gruppo di artisti cattolici intenzionati ad affermare
l’arte al servizio della fede e della bellezza. Le loro
opere, pur esprimendo un’ideologia molto conservatrice contrapposta
a quella del gruppo Els quatre gats, sono ispirate essenzialmente
al naturalismo e al simbolismo e risultano vicine all’estetica
modernista.
Lo spirito fortemente religioso portò artisti e scultori
a idealizzare la figura umana, come testimoniano alcune opere
presenti in mostra: il Vaso con Annunciazione (1901-1907) di Joseph
Pey e Antoni Serra, la scultura
Prima comunione (1897) di Josep Llimona
e il quadro di Joan Brull Il sogno
(1905), espressione di un simbolismo romantico e decadente.
Questo è il contesto culturale in cui si trova ad agire
Gaudí, geniale architetto
dalla personalità introversa, ma con una creatività
esuberante e fantasiosa, la cui opera costituisce il momento più
alto della produzione artistica e culturale della Catalogna di
quegli anni.
La sezione dedicata a Gaudí si apre con la presentazione
del plastico della facciata della Cattedrale Sagrada
Familia: Tempio come concentrato di simboli che esprime
l’appassionata e complessa coscienza religiosa di Gaudí.
Il plastico è esposto col giusto risalto ed è affiancato
da fotoriproduzioni delle guglie, si avverte tuttavia la mancanza
di apparati esplicativi che presentino la figura dell’architetto
e illustrino il progetto.
L’allestimento minimalista, della vasta sala che segue,
pone in risalto gli arredi e gli elementi decorativi progettati
da Gaudí per casa Batló (1904-1906) e casa Calvet
(1898-1900).
Gaudí rilegge il modernismo elaborando uno stile affatto
personale: dalle sedie dorate con evidenti contaminazioni barocche,
che non sono però predominanti, alle più sobrie
sedie e divano in quercia, sempre per casa Calvet, con evidenti
richiami al modernismo nello schienale traforato, nelle morbide
linee e nelle eleganti curvature.
Richiami al modernismo si rintracciano anche nelle porte interne
di casa Batlò, di delicata eleganza.
Colpisce, per la raffinatezza del decoro in rilievo, il pavimento
esagonale (1905-1907) in malta di calce e pigmento di un tenue
color verde acqua.
L’arte del ferro battuto, tecnica antica e tipicamente catalana,
è efficacemente impiegata nell’imponente grata con
decorazioni a palmette, di evidente ispirazione naturalistica,
progettata per impreziosire il cancello e il reticolato che circonda
casa Vincens, 1883.
Le architetture più significative (casa Vicens, casa Calvet,
casa Batló, parco Güell, la Pedrera) sono presentate
solo con immagini, sovrapposte alle riproduzioni dei disegni,
di non immediata lettura pur essendo di un certo impatto visivo.
Delude la scelta di non presentare disegni originali (motivata
dal fatto che sono fragili e “logorati dall’uso di
cantiere”) che avrebbero invece offerto un valido contributo
per meglio comprendere la personalità creativa dell’architetto
e avrebbero permesso il confronto tra idea progettuale e realizzazione.
A completare il panorama della produzione modernista e porre l’accento
sull’interconnessione tra arte e architettura la mostra
propone le Formelle (1900) in ceramica smaltata di Puig
i Cadafalch e Pujol i Baucis
dai delicati rilievi floreali.
Presente anche la produzione dell’architetto Josep
Maria Jujol (1879-1949), eccellente disegnatore di mobili
e oggetti che in varie occasioni collaborò con Gaudí;
sono esposti: la Maniglia della porta del negozio Manach (1911,
ferro forgiato) in cui si rintracciano influenze della calligrafia
giapponese, l’elegante Calamaio in bronzo (1920-1927) e
un insolito Tavolino ovale in legno (1919-1925) con ripiano inferiore
a forma di quadrifoglio.
Non potevano poi mancare i mobili di Gaspar
Homar (1870-1953), massimo ebanista e decoratore d’interni
e attivo collaboratore dell’architetto Domènech
i Montaner; si segnala il Divano (1907-1908) in legno di
noce con schienale decorato, raffinatissima opera d’intarsio
che dimostra la straordinaria abilità di Homar, che non
giunge però a una radicale innovazione della forma.
L’esposizione si conclude con una selezione di opere grafiche
e di gioielleria che diedero ulteriore impulso alla diffusione
del modernismo.
Indispensabile corredo alla
mostra, soprattutto per quanto concerne l’architettura,
è il filmato (durata 50’) realizzato dal Museo Nacional
d’Art de Catalunya, che ben delinea il contesto politico,
economico, sociale e culturale che prelude ed accompagna la nascita
del movimento modernista catalano.
Descrive la Barcellona di fine ottocento in pieno sviluppo economico,
accompagnato da una forte crescita edilizia (tra il 1887 e il
1896 di costruiscono 11.110 edifici ad uso abitativo) e dall’emergere
di una ricca borghesia industriale. Sono gli anni in cui si va
consolidando il progetto politico legato al movimento catalanista
che intende distinguersi ed emanciparsi politicamente da Madrid.
Contestualmente si registra la presenza di un’ampia schiera
di architetti di prim’ordine (da alcuni anni è aperta
l’Escola d’Arquitectura di Barcellona) alla ricerca
di una nuova architettura capace di lasciarsi alle spalle il passato
senza rinunciare alle proprie radici, che trae ispirazione da
leggende e simboli medievali, da culture orientali e soprattutto
dalla natura. La natura è la fonte principale di ispirazione,
quasi un rifiuto del meccanicismo del mondo industrializzato,
ma, paradossalmente, il modernismo catalano è sostenuto
proprio dalla borghesia industriale. La borghesia catalana finisce
infatti per trovare nel modernismo i segni d’identità
di cui ha bisogno come emblema del proprio potere emergente, anche
in contrapposizione al conservatorismo di Madrid.
L’architettura assume un ruolo centrale: è il momento
delle grandi costruzioni sia nell’edilizia pubblica che
privata. Antoni Gaudí (1852-1926), Luís Domènech
i Montaner (1850-1923) e Josep Puig i Cadafalch (1867-1957) sono
i più importanti di una serie di architetti eccellenti
che lavorano senza sosta rivalutando anche le antiche tradizioni
artigianali autoctone. Ciò darà impulso alle arti
decorative con la proliferazione di botteghe e artigiani qualificati:
maiolicai, stuccatori ceramisti, falegnami, fabbri e vetrai, che
collaborano attivamente con gli architetti.
Il modernismo diventa così una “moda” che trionfa
tra le classi alte e, attraverso le arti decorative, diventa popolare
in tutte le altre classi sociali.
Il documentario dedica ampio spazio ai tre architetti protagonisti
dell’epoca modernista ben descrivendo le loro opere più
significative.
Un modo immediato per presentare l’architettura in una mostra
divulgativa, destinata ad un ampio pubblico, che ha comunque il
pregio di ben descrivere la compenetrazione di arte e architettura
del periodo modernista catalano.
Elisabetta Frascaroli
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