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Rione Borgo 1935-1950 – Gli acquerelli di Giuseppe Fammilume.

Titolo Rione Borgo 1935-1950 – Gli acquerelli di Giuseppe Fammilume
Luogo Roma, Fondazione Marco Besso, Largo di Torre Argentina 1
Periodo 23 settembre – 31 ottobre 2003
In collaborazione con Comune di Roma, Sovraintendenza ai Beni Culturali, Museo di Roma
Curatori Fondazione Besso
Allestimento architetto C. Rivolta
Apparati storico-iconografici FONDAZIONE MARCO BESSO, Rione Borgo 1935-1950. Gli acquerelli di Giuseppe Fammilume, catalogo digitale della mostra (testi a cura di A. Martini, L. Gigli, E. Ricci, C. Rivolta), Roma 2003 , FONDAZIONE MARCO BESSO, Rione Borgo 1935-1950. Gli acquerelli di Giuseppe Fammilume. Piccola guida alla mostra (testi e schede a cura di A. Martini, L. Gigli, E. Ricci), Roma 2003, pp. I-XXV (20 tavv. a colori)

Non poteva che nascere da un ‘borghigiano’ doc, un abitante del Borghi, l’idea per una mostra dedicata alla spinosa - per usare un gioco di parole - vicenda urbanistica romana del Rione Borgo, alle soglie delle demolizioni della ‘Spina’. La piccola mostra che si è aperta presso la Fondazione Marco Besso nel palazzo omonimo, in Roma, offre infatti un interessante contributo alla questione. Inserita nell’ambito delle esposizioni promosse dalla Fondazione sulla storia di Roma – ma la prima attenta ad una lettura degli aspetti urbanistici - questa è nata da un’idea di Antonio Martini, incuriositosi dell’ampia collezione di disegni acquerellati (composta di duecento pezzi) dedicati al Borgo e conservati nelle riserve nel Museo di Roma.
La mostra è illustrata da una selezione di quegli acquerelli realizzati in sei anni di paziente lavoro, dal 1936 al 1942, da Giuseppe Fammilume (Pollenza 1896-Roma 1952), prima durante e dopo la demolizione della Spina dei Borghi.
Testimone oculare del sovvertimento operato nella struttura del quartiere dal nuovo spazio di via della Conciliazione, progettato dagli architetti Piacentini e Spaccarelli, Fammilume fu allievo di Biagio Biagetti e poi suo collaboratore prediletto (presso il Laboratorio di Restauro delle Gallerie Pontificie e poi dei Musei Vaticani). Marchigiano, ma naturalizzato ‘romano’, autore di vari restauri tra Macerata e Pollenza, egli può essere ricordato quasi come erede naturale di Ettore Roesler Franz: come lui, infatti, riprende il leit-motiv della Roma in via di sparizione.
Espose una prima volta i suoi acquerelli e rilievi ritraenti l’antico rione Borgo nel 1949 (a Roma, presso il Pio Sodalizio dei Piceni, in occasione della Mostra Artistica Documentaria degli Scomparsi Borghi di S. Pietro, Roma, 21-29 maggio), quando furono acquistati dal Comune di Roma per arricchirne la documentazione su ‘Roma Sparita’, iniziata alla fine dell’Ottocento proprio con la raccolta Franz.
Pittore, decoratore e restauratore, Fammilume riproduce con tocco lieve e rapido, quasi sempre nella luce del primo mattino, quegli scorci minacciati dai rapidi cambiamenti in atto. Protagonista assoluto è il soggetto architettonico - la quinta stradale, il fronte interno di un cortile, l’impaginato di una facciata, adagiati sul piano stradale - disabitato o appena popolato, in un’atmosfera quasi irreale, come sospesa in attesa del ‘piccone demolitore’. L’acquerello qui predilige la visione d’insieme, l’organizzazione della composizione dei fronti urbani, delle prospettive, degli scorci, rialzati dai giochi di luce radente e dalle ombre.
Ispirata alla descrizione dei luoghi e dell’atmosfera del tempo data dal noto romanista Ceccarius (G. Ceccarelli), l’esposizione è articolata come un percorso per immagini - un’ideale passeggiata attraverso il quartiere (il catalogo digitale realizzato per l’occasione sotto forma di cd-rom, nella sezione ‘La pianta’, si è rivelato lo strumento ottimale) - arricchita dai rilievi del disegnatore Lucilio Cartocci (Roma, 1879-1952), con prospetti e vedute delle quinte stradali del Borgo Vecchi e del Borgo Nuovo realizzati a china, in una sorta di controcanto in bianco e nero ai tocchi di colore del Fammilume.
Non solo una preziosa testimonianza della conformazione del Rione Borgo, ma anche un riuscito omaggio ad autori poco noti ma autentici cantori di una Roma sparita.

Il catalogo digitale si compone di cinque sezioni, ciascuna illustrata da un ricco repertorio illustrativo, con piante, vedute, disegni, acquerelli, fotografie d’epoca e recenti, corredate di bibliografia:

La storia (a cura di L. GIGLI, 22 pp.): dalle origini del Vaticano alla nascita del problema della demolizione della Spina dei Borghi, sino alle sue più recenti trasformazioni;
Il passetto. Corridore di Borgo (a cura di A. MARTINI, 28 pp.) che ripercorre la storia urbanistica e la funzione del ‘Corridore’ nel tempo sino al suo declino;
L’urbanistica. Le piante, i progetti, le realizzazione architettoniche ed urbanistiche (a cura di C. RIVOLTA, 71 pp.): attenta rielaborazione della vicenda urbanistica, attraverso una ricca selezione di materiali.
G. Fammilume (a cura di E. RICCI, 31 pp.): profilo biografico dell’artista.
La pianta: elaborazione interattiva con rilievi prospettici (Cartocci), acquerelli (Fammilume) e vari apparati fotografici.

L. GIGLI, La storia, 22 pp.
A. MARTINI, Il passetto. Corridore di Borgo, 28 pp.
C. RIVOLTA, L’urbanistica. Le piante, i progetti, le realizzazione architettoniche ed urbanistiche, 71 pp.
E. RICCI, G. Fammilume, 31 pp.

Sofia Crifò

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