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Forma. La città moderna e il suo passato

Titolo Forma. La città moderna e il suo passato
Luogo Roma, Colosseo
Periodo 2 luglio 2004 - 9 gennaio 2005
Direzione organizzativa Mondadori Electa S.p.A.
Curatore
Adriano La Regina, Massimiliano Fuksas, Doriana O. Mandrelli, Ministero per i Beni e le Attività Culturali-Soprintendenza Archeologica di Roma
Progetto dell’allestimento Massimiliano Fuksas, Doriana O. Mandrelli, con Gianluca Brancaleone, Iain Wadham
Catalogo Forma. La città moderna e il suo passato, Catalogo a cura di A. La Regina, M. Fuksas, D. O. Mandrelli, Electa, Roma 2004, 158 pp. con tavv. a colori

Colpisce nel segno, offrendo mille spunti di riflessione, la mostra ideata da Adriano La Regina con Massimiliano Fuksas e Doriana O. Mandrelli, autori di un progetto di sistemazione dell’area archeologica centrale che viene qui presentato e del progetto di allestimento dell’esposizione all’interno del Colosseo.
L’intento dichiarato è quello di fare il punto sulla situazione dell’area dei Fori Imperiali, vittima di una perdita d’interesse (e di finanziamenti esigui), nonostante una straordinaria messe di nuove informazioni sulla topografia, sull’architettura e sulle vicende della zona dalla protostoria ad oggi siano emerse grazie agli scavi avviati negli anni ’90 e tuttora in corso. L’obiettivo è riaccendere i riflettori sulla questione della ricomposizione di quest’area con lo scavo di spazi ‘liberati’ dalle costruzioni moderne negli anni Trenta e con la città. Così, l’idea di una rassegna dei progetti elaborati recentemente sul Colosseo e sulla zona circostante, fra i quali molta parte ha quello proposto da Fuksas-Mandrelli.
A partire dal titolo stesso, Forma. La città moderna e il suo passato – che fa da controcanto a quello dell’esposizione realizzata nel 1985 a Roma e a Parigi – questa mostra, in continuità con gli studi e i progetti elaborati dal 1979 in poi e approfonditi negli aspetti urbanistici da Leonardo Benevolo nel 1985 (e poi ancora nel 1989 con la collaborazione di Francesco Scoppola), si pone al centro di uno dei dibattiti più caldi della Capitale: la fruizione e il modo d’uso della città antica all’interno della città contemporanea e, in particolare, dell’area monumentale centrale dei Fori Imperiali.
Un’area nella quale sin dal 1500 si eseguivano scavi, ma che viene configurandosi come vera e propria zona monumentale archeologica, estendendosi dal Foro al Colosseo, solo con Pio VII, che vi avvierà nel 1803 una campagna di scavi sistematica. Questi saranno completati addirittura nel 1977, con l’annessione della piazza del Colosseo all’area del Palatino e del Foro Romano e poi nel 1979, con l’eliminazione della strada moderna che attraversava il Foro alle pendici del Campidoglio.
Nel catalogo, che si apre con un’introduzione-pamphlet di La Regina sulla questione, sullo stato ambientale del Colosseo, e delle zone circostanti, viene dettagliato il progetto di massima sviluppato da Benevolo per l’area a partire dal progetto definitivo della linea metropolitana “C”, redatto dalla S.T.A. (agosto 1996), e in continuità con quello del 1985-86, ideato da Benevolo e Gregotti Associati su commissione della Soprintendenza Archeologica di Roma, attualizzato nella prospettiva odierna delle amministrazioni responsabili. Molto interessanti anche le schede a cura di vari autori sulle sculture esposte, alcune delle quali appartenenti alla collezione permanente del Colosseo, altre, inedite.
Una prima sezione della mostra - Rivestimenti architettonici - propone una scelta di frammenti provenienti dagli sterri effettuati nel XIX secolo perlopiù nei sotterranei, con indicazioni didascaliche che comprendono schemi grafici e riferimenti bibliografici.
Si tratta di pochi pezzi, e diversi per arco cronologico (dalla fine del I secolo alla metà del V secolo d.C., per consentire una panoramica del lungo periodo di vita dell’anfiteatro, dei numerosi restauri subiti) offerti all’occhio del visitatore in modo talmente immediato da ‘costringerlo’ a capire il monumento nelle sue parti, la sua conformazione. Così: un capitello del livello più alto, su cui sedevano gli spettatori (la summa cavea), le transenne ornate sui due lati con motivi zoomorfi (con funzione di corrimano e che delimitavano lateralmente gli ingressi alle gradinate), le balaustre a motivi vegetali, con funzione di parapetto e che coronavano la parte superiore dei vomitoria, col lato decorato rivolto all’arena. Su alcuni di questi, si legge sul retro anche l’iscrizione che indicava i posti a sedere (i loca) per determinate categorie di spettatori.
E poi, piccoli accorgimenti progettuali di grande poesia: un ritaglio nella maglia metallica che avvolge le arcate dell’intero monumento - e leit-motiv dell’allestimento (la si ritrova infatti negli stessi espositori del bookshop) – incornicia uno scorcio del colle Oppio e di via Labicana, in modo che quel frammento di città diventi esso stesso oggetto di esposizione.

Una sorta di ingresso mobile, colorato, composto di frange plastiche, invita a proseguire, immersi nella penombra, nell’ambulacro del secondo ordine, dove tra i grandi pilastri centrali si svolge un nastro-schermo alto tre metri e sollevato da terra. Immagini di materiali storici scorrono (documenti antichi, incisioni, dipinti), filmati delle trasformazioni dell’area centrale dei Fori dal ‘500 ad oggi, in un percorso sinuoso punteggiato da schermi al plasma su cui sono proiettate interviste a personaggi della cultura, della moda, del cinema, politici, attori, commercianti sul tema della risistemazione dell’area centrale, per concludersi con la proposta progettuale Fuksas-Mandrelli per la ristrutturazione di tutta la via dei Fori Imperiali.
Il progetto-utopia, come lo definisce lo stesso Fuksas, ha molta parte: disegni e plastici illustrano la proposta di recuperare via dei Fori Imperiali alla sua vocazione pedonale, con due corsie laterali temporanee (valide per i mesi da aprile a ottobre), alle quali si collegano passerelle di legno (che recuperano tracciati storicamente esistiti) sollevate dall’area dei Fori e dalle quali si accede a piattaforme per spettacoli all’aperto, caffè, mediateche, librerie, mini-ristoranti e all’area archeologica, alternando zone di sosta e di attività, per intrecciare i percorsi turistici con quelli della quotidianità urbana. E’ l’annullamento dell’isolamento della zona monumentale attraverso il movimento pedonale, attraverso il fluire della vita stessa della città.

Forti idee luminose completano l’allestimento: luci bianche, puntuali, che rafforzano il chiarore dei marmi delle 25 sculture esposte stagliate nella penombra e luci blu, che sfilano lungo i pavimenti e le volte, rivelano le grandi arcate, lo spazio materico e, con un salto di scala, si fondono col progetto stesso e si espandono con intensità variabili lungo l’asse dei Fori Imperiali.

Il Colosseo, simbolo per antonomasia di Roma, provocatoriamente proposto in vendita da una parte politica, si rivela un monumento ‘accogliente’ e del tutto indovinato non solo per osservare la città, le sue stratificazioni, ma anche per prospettare il possibile futuro progettato per una parte centrale della Capitale.

Sofia Crifò

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