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E42 - EUR Segno e sogno del Novecento

Mostra a cura di C.F. CARLI, G. MERCURIO, L. PRISCO
Enti promotori REGIONE LAZIO; EUR SPA
in collaborazione con ISTITUTO LUCE; ARCHIVIO CENTRALE DELLO STATO, ROMA
Produzione/organizzazione DATAARS SRL
Sede Palazzo degli Uffici, Salone delle Fontane - Piazza Ciro il Grande, 00144 Roma EUR
Periodo: 1 aprile – 3 maggio 2005
Apparati storico-iconografici E42 - EUR Segno e sogno del Novecento, Catalogo a cura di C.F. CARLI, G. MERCURIO, L. PRISCO, DataArs Edizioni, Roma 2005, 208 pp., con tavv. a colori

 

E 42 – EUR . Segno e sogno del Novecento”, è il titolo della mostra ideata e curata da Carlo Fabrizio Carli, Gianni Mercurio e Luigi Prisco e organizzata da DataArs, che il primo aprile si è aperta a Roma, negli spazi del Salone delle Fontane del palazzo degli Uffici.
L’iniziativa, presentata dalla
Regione Lazio e realizzata nell’ambito della legge regionale finalizzata alla conoscenza e alla valorizzazione delle città di fondazione, si avvale della collaborazione dell’Istituto Luce, dell’Archivio Centrale dello Stato, di Teche Rai e dell’Ente Eur Spa.
Tema centrale e scopo dichiarato dell’esposizione è l’idea forte riassunta sin dal titolo: la seduzione visiva esercitata dall’
E42-Eur, la fascinazione scenografica di questo particolarissimo brano di città, voluto come proiezione della Capitale verso il mare ma anche come moderno modello architettonico e territoriale, e oggi riconosciuto come “città storica” dal Nuovo Piano Regolatore Generale di Roma. Parzialmente realizzato, abbandonato durante la guerra, ripreso nel dopoguerra ed infine trasformato sino ai giorni nostri, l’E42-Eur nel tempo non ha mai perso questa sua identità. Anzi, oggi è proprio tale primato dell’immagine architettonica il suo punto di forza.
Indovinata la scelta dello spazio espositivo, la sala a doppia altezza, in origine destinata all’accoglienza del pubblico, rivelata all’esterno dal lungo portico appena velato dai giochi d’acqua della fontana: il palazzo degli Uffici fu il primo edificio dell’E42 ad essere realizzato, su progetto di
Gaetano Minnucci. Colpisce innanzitutto la versatilità di questi ambienti, plasmati da un allestimento misurato ed elegante e capaci di ospitare una mostra composta da materiali eterogenei, alcuni dei quali inediti, provenienti da collezioni e archivi pubblici e privati: a cartoni, disegni, sculture e bozzetti preparatori, si affiancano documenti d’archivio, materiali audiovisivi, filmati dell’Istituto Luce e un incredibile repertorio fotografico. Con un semplice taglio all’interno della grande sala, un setto diagonale introduce a un percorso lineare e consente al tempo stesso molteplici prospettive, valorizzando anche l’opera di Gino Severini, abitualmente esposta sulla parete di fondo nel Salone.
E’ proprio l’unità delle arti e la volontà di imprimere una linea unitaria all’intera “operazione E42-EUR” e al gran numero di artisti e di architetti che vi parteciparono, il fondamentale presupposto per la costruzione dell’immagine dell’Eur, e il tema con cui la mostra si apre.
Così, l’incipit è dato dai cartoni di
Achille Funi, con un episodio della Vergine Camilla (una figurazione di memoria più classica) e una testa coronata della Dea Roma, il simbolo dell’esposizione, realizzata per l’atrio del palazzo dei Ricevimenti e Congressi. Seguono i bozzetti di Afro Basaldella (per la composizione musiva del palazzo dei Congressi), I primordi di Roma di Giovanni Gentilini, La rinascenza e l’universalità della chiesa di Giorgio Quaroni, la Quadriga e il Volo delle aquile di Publio Morbiducci, di cui sono esposti anche modelli in gesso, per culminare ne La Roma di Mussolini, la serie di cartoni in scala 1:1, di forte impatto, dipinti dal Guerrini per il concorso per la decorazione a mosaico del Salone del palazzo dei Congressi. In una continua variazione di scala, sulla parete opposta si sviluppano i maestosi cartoni di Afro della serie Le attività umane e sociali, le arti e le scienze, offrendo all’osservatore un dinamico ‘gioco di specchi’.
Queste opere preludono al filmato E42-Eur (coprodotto dall’
Istituto Luce e dalla Regione Lazio, con testi e soggetto di Luigi Prisco e Carlo Fabrizio Carli) che ricostruisce le varie fasi di ciò che sarebbe dovuto essere la grande esposizione, dalla sua ideazione e genesi architettonica, alla mobilitazione di artisti, tecnici e maestranze, sino al conflitto, ai cantieri abbandonati, e poi al rilancio e al completamento del quartiere, il tutto documentato attraverso immagini, materiali e riprese cinematografiche dell’archivio Luce (oltre 200 i titoli dei documentari e dei cinegiornali utilizzati).
Il percorso prosegue con la sezione dedicata alle prime
scelte urbanistiche - i vari piani regolatori, un progetto della via Imperiale – nella quale è esposto anche un plastico dell’E42 realizzato ad hoc dall’Ente Eur – e quella di architettura: disegni, bozzetti e schizzi illustrano il passaggio dalla visione utopica di un quartiere espositivo permanente, moderno quartiere satellite, alla revisione piacentiniana che lo vuole fulcro moderno della nuova metropoli: inserito in un sistema di viali, piazze e giardini e collegato alla città storica dall’incompiuta via Imperiale, futura Cristoforo Colombo. Tra questi, il palazzo degli Uffici, dall’evidente valore di manifesto, illustrato anche da alcune prospettive degli interni (realizzate da Guglielmo Ulrich, autore degli arredi con Giorgio Gori) e degli esterni, con la fontana a riquadri musivi su disegno di Giovanni Guerrini, Giulio Rosso e Gino Severini.
Alberi appena piantati, operai al lavoro nei vari cantieri, gabbie di impalcature: è ricchissimo e d’effetto l’apparato fotografico che illustra la sezione delle
realizzazioni. La mostra prosegue con le immagini della guerra e l’abbandono. Qui l’allestimento è spartano: una sala oscurata e una sequenza silenziosa di immagini proiettate che raffigurano il panorama spettrale degli edifici, i cumuli di detriti, l’Eur ridotto ad una grande cava saccheggiata. Fra queste, molto suggestiva è quella dei rocchi abbattuti dell’incompiuto palazzo dell’Agricoltura progettato da Armando Brasini.
A seguire, la
rinascita nel dopoguerra, con la ricostruzione e la ripresa dei lavori sotto la guida di Virgilio Testa e gli anni del “boom” economico. Questa sezione è illustrata dal lungometraggio realizzato per la mostra da Ciro Giorgini in collaborazione con Teche Rai - un collage di filmati, documentari, telegiornali interviste a maestri del cinema, ma anche a passanti: oltre quarant’anni di storia in cui il fondale dell’Eur è sempre assoluto protagonista.
Infine, appare il colore: nella
sezione contemporanea, quasi en pendant con quella iniziale, viene riproposto il filone artistico, con alcuni dipinti di autori contemporanei (Giovanni Arcangeli, Massimo Campi, Stefania Fabrizi, Paolo Fiorentino, Massimo Livadiotti, Marco Petrus, Mauro Reggio) fra i quali spicca il taglio fotografico dell’opera realizzata da Alessandra Giovannoni e la trasposizione in tono, per così dire, new-yorkese nella tela di Mauro Reggio. A terra è l’installazione “la città verticale”: su un semplice lungo feltro scuro, sono alcuni scatti dei grattacieli dell’Eur odierno, realizzati dalla fotografa Donata Pizzi.
A conclusione di questa sezione, è un accenno alle ultime trasformazioni realizzate nel quartiere con un pannello informativo sui lavori di ristrutturazione dell’edificio dell’
Archivio Centrale dello Stato, e una rapidissima allusione alla progettualità in via di realizzazione, con il plastico della nuvola di Massimiliano Fuksas, il nuovo centro congressi – accenni che avrebbero forse meritato una maggior definizione.
Meritano sicuramente una sosta le postazioni audiovisive situate a corredo della mostra. Qui scorrono vari filmati storici realizzati dall’
Istituto Luce (l’architettura a Roma tra le due guerre, le città di fondazione, la bonifica della palude pontina, gli sventramenti e le sistemazioni della città storica degli anni ’30) oltre a quello intitolato “Pubbli-città”, dedicato ai vari spot pubblicitari girati all’EUR.

La grande varietà dei materiali esposti risulta ancora maggiore nel catalogo: ricchissimo di immagini, è organizzato anch’esso in sezioni tematiche, precedute da un breve commento. Oltre a riferimenti bibliografici e citazioni di documenti inediti, esso offre soprattutto spunti di riflessione, attraverso una serie di contributi in cui l’Eur viene affrontato sotto diverse prospettive: dal punto di vista storico-artistico (Arte e artisti all’E42, di C. F. Carli; Carissimo Severini…, di A. Greco), dal punto di vista percettivo (Il primato dell’immagine, in cui G. Mercurio sottolinea l’aspetto comunicativo, la suggestione esercitata dall’Eur sui “creativi dell’immagine”), dal punto di vista concettuale (L. Prisco, E42-EUR. L’ultima fondazione); ci si interroga sul suo destino, riassumendo i risultati degli studi più recenti e rilevando la intrinseca autoreferenzialità dell’E42-Eur, la sua difficoltà a “fare sistema con l’impianto delle centralità storiche” (ma analizzandone anche la connotazione di “cerniera fra la Roma storica e il nuovo insediamento a ventaglio, aperto verso il litorale di Ostia e Castelfusano” e dunque l’implicazione di un’ipotesi territoriale; cfr. i testi di V. e S. Quilici). Molto interessanti sono le notazioni su Gli impianti a verde dell’E42-EUR (M. de Vico Fallani) analizzati attraverso le tendenze stilistiche dell’arte dei giardini e l’attenzione all’importanza del suolo nella gestione dell’intero progetto (R. Mariani, Il luogo e il piano dell’Eur), le note sul linguaggio architettonico (M. Guccione, E42-Eur. Italian style; S. Poretti, Lo stile E42; G. Strappa, La lingua dell’E42), le nuove ipotesi di valorizzazione dell’Eur (A. Passeri) tra cui fondamentale appare lo studio della documentazione fotografica e archivistica (C.D. Latella; F. Lorello; L. Salvatori Principe) ed ancora, il punto della situazione a proposito delle trasformazioni storico-culturali che si sono avute soprattutto sul finire degli anni ’80, quando la riscoperta di un immenso patrimonio documentario diede luogo alla grande mostra “E42. Utopia e scenario di un regime”, un’esemplare operazione scientifica (A. Ricci, L’EUR che non c’è), adoperata anche qui come sottile filo rosso.

Sofia Crifò

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