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Il
patrimonio mondiale dell’umanità in Giappone
Roma, 23 maggio - 28 giugno
La piccola mostra fotografica,
una cinquantina di immagini a colori, in corso all’Istituto
giapponese di cultura di Roma propone un aggiornamento
della precedente esposizione del 2002 per presentare l’aggiunta
di cinque nuove opere. Le foto sono state realizzate da Kazuoyoshi
Miyoshi, artista nato in Giappone nel 1958 e specializzato
nel ritrarre contesti naturali, dalle Maldive all’Antartide.
Nel 1985 ha ricevuto il premio Kimura
per Rakuen (Paradisi).
La raccolta Nihon no sekai isan
(Il patrimonio mondiale dell’umanità in Giappone),
commissionatagli dall’Unesco,
è stata pubblicata nel 1998.
La convenzione sul Patrimonio Mondiale dell’Umanità
è un documento del 1972 adottato dall’Unesco al fine
di proteggere i più importanti beni artistici e naturali
del mondo e trasmetterli alle future generazioni Dei 788 siti
selezionati, dodici si trovano in Giappone.
Le immagini proposte riuniscono paesaggi ed architettura ed è
proprio nel loro accostamento che la mostra suscita la maggiore
suggestione. Elementi naturali e elementi artificiali, frutto
della mano dell’uomo, si fondono fino a cancellare ogni
netta distinzione. Molto si deve ai materiali, legno e pietra,
direttamente prelevati dall’ambiente circostante che, pur
trovando una forma di sublimazione nella trasformazione in pilastri,
architravi, coperture, mantengono intatta la loro forza ed energia
primigenie. I gradini di pietra dell’antico sentiero Kiumano-Kodo
nella prefettura di Wakayama, ricoperti
di muschi hanno assunto lo stesso colore e aspetto dei tronchi
della vegetazione secolare che lo affiancano, i blocchi non perfettamente
squadrati del castello Himeji-jo
di Hyogo o “Castello dell’airone
bianco” contrastano con la levigatezza del candido
intonaco delle pareti sovrastanti. Il verticalismo degli edifici
del tempio Nachi-Taisha riesce a
reggere il confronto con la vertiginosa caduta della cascata Nachi
no Otaki, “la prima cascata giapponese”, alta
133 metri e larga 13 mentre gli alberi che circondano il castello
Nijo-jo a Kyoto
entrano all’interno trasposti nei dipinti parietali intensificando
il rapporto tra paesaggio e costruito. Diverso è il caso
del Genbaku Dome di Hiroshima,
un edificio del 1915 progettato dall’architetto ceco Jan
Letzel secondo influenze neobarocche e secessioniste che
la bomba ha ridotto alla sola struttura in ferro facendone un
emblema degli errori dell’umanità e della lotta alle
armi nucleari. La gabbia metallica della struttura originale e
delle impalcature di sostegno ripresa dal basso da Miyoshi richiama
involontariamente alla mente impressioni di tecnologiche architetture
contemporanee. Parte del merito deve essere tributata alla bravura
del fotografo che ha saputo scegliere differenti condizioni di
luce e atmosfera, brume, tramonti, penombre e zenit, rendendo
sia l’astrazione delle forme che la matericità delle
grane. Il corredo di brevi ma efficaci testi esplicativi, purtroppo
non frequente nelle mostre fotografiche, deve essere esplicitamente
lodato.
Maddalena Libertini
Istituto giapponese di cultura
Via A. Gramsci 74, Roma
ingresso libero
lun-ven
9.00-12.30 / 14.00-18.30, mer
fino alle 17.30
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