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Luigi
Moretti. La casa delle armi, le sue opere e il suo archivio.
In
collaborazione con Dipartimento per i beni archivistici
e librari, Direzione Generale per gli Archivi
Allestimento M. Domenicucci, F.
Lorello, C. Mosillo, F. Papale
Sede Roma, Archivio Centrale dello
Stato, Piazzale degli Archivi, 27
Periodo: 15 giugno–15 luglio
e 1 - 30 settembre 2005
Apparati storico-iconografici C.
Severati - F. Lorello (a cura di), Il progetto di Luigi Walter
Moretti e le cronache della Palazzina della Scherma al Foro Italico
nei fondi dell’Archivio Centrale dello Stato, IUSM,
Roma 2005 (con introduzione di F. Figura e presentazione di A.
Ricci), 135 pp. con tavv. a colori; Archivio Centrale dello Stato,
Luigi Moretti. La Casa delle Armi, le sue opere e il suo archivio,
(Roma) 2005, opuscolo a cura di M. Domenicucci, F. Lorello, C.
Mosillo, F. Papale, 14 pp. (con presentazione di A. Ricci, brevi
testi di C. Severati, F. Lorello, A. Greco, immagini delle opere
principali).

A Luigi
Moretti e a una delle sue opere
in particolare, la Casa della Scherma,
progettata nel 1934 e considerata oggi uno dei nostri moderni
monumenti d’architettura, è dedicata la mostra che
si è aperta il 15 giugno negli spazi dell’Archivio
Centrale dello Stato.
Unico oggetto dell’esposizione è la Palazzina
del Foro italico, data in prestito
nel 1976 al Ministero della Giustizia, trasformata e adibita negli
anni Ottanta a caserma dei Carabinieri e riadattata ad aula bunker
per i processi di terrorismo. Un edificio dalle funzioni continuamente
stravolte: già adoperato negli anni Cinquanta per competizioni
di pallacanestro, negli ultimi tempi, oltre che a tribunale, ridotto
ad ufficio per le verifiche elettorali, a magazzino, ad archivio
giudiziario. Di queste vicende la mostra non fa cenno –
essa infatti non vuole essere un racconto – e se può
apparire troppo didascalica a un primo colpo d’occhio, concentrata
com’è sulla esposizione, nuda e cruda dei materiali
che fanno parte del fondo Moretti,
sulla loro acquisizione da parte dell’ACS e sul ruolo svolto
da codesta istituzione, essa finisce invece per rivelarsi di estrema
attualità.
Esattamente dieci giorni dopo l’inaugurazione, nella cronaca
romana dei maggiori quotidiani nazionali si è annunciato
a grandi titoli la restituzione al Comune di Roma della Palazzina
(tuttora in mano al Demanio), sulla base dell’intesa raggiunta
fra Comune e Ministero della Giustizia. Oggi, dunque, trent’anni
dopo, si pone il problema della sua destinazione e, naturalmente,
di un suo restauro ad hoc (un’ipotesi prospettata
dal sindaco, è quella di un museo dello Sport).
Questa mostra consente di scoprire cosa si conserva nell’Archivio
Centrale e di quali iniziative culturali l’ACS tenti di
farsi portavoce - presentando al pubblico una parte dell’Archivio
Moretti, finalmente inventariato
e quasi completamente ‘digitalizzato’ - ma anche perché
essa sottintende un’operazione culturale ben più
ampia, avvalendosi dei risultati degli studi di alcuni specialisti,
sulla scia dell’iniziativa già lanciata dall’ACS
negli anni Ottanta.
Dal 1983, infatti, con il deposito che l’Ente EUR fece presso
l’ACS del proprio archivio storico e con la mostra del 1987
che ne derivò (E42. Utopia e scenario di un regime),
l’Archivio Centrale si è configurato come luogo adatto
a ricevere fondi d’architettura (e d’arte), poiché
funzionale al loro studio e alla pubblica conoscenza. La mostra
del 1987 stimolò infatti un movimento d’opinione
tale da favorire l’afflusso di ulteriori importanti fondi,
sino a dar luogo a una concentrazione di Archivi d’architettura:
qui, infatti si conservano quelli della Società Generale
Immobiliare (di cui fu consulente lo stesso Moretti), quelli di
Plinio Marconi,
Gaetano Minnucci,
G.B. Milani
e, appunto, di Luigi Moretti.
La mostra in particolare fa da corollario allo studio dedicato
da Carlo Severati
all’Archivio Moretti – archivio vincolato dal 1990,
depositato nel 2000 presso l’Archivio Centrale, riordinato
e analizzato in collaborazione con Flavia
Lorello, sulla base del primo
ordinamento eseguito dai collaboratori dello studio dell’architetto.
E’ questo un fondo ampio e vario: oltre alla parte grafica
- circa 8600 tavole – vi è materiale fotografico
(circa 3000 pezzi) con stampe e diapositive di realizzazioni e
di modelli, una serie di pellicole, di provini fotografici dedicati
anche alle opere degli anni Trenta, una parte della biblioteca
dell’architetto, materiali vari per conferenze e lezioni,
oltre a carteggi e documenti relativi sia all’attività
progettuale, sia a quella editoriale e di gallerista.
La mostra si snoda nel grande ambiente centrale, schermato da
una pellicola impressa applicata sulla grande vetrata esterna,
con un allestimento essenziale, capace di trarre partito dai vincoli
imposti dalla necessità di ridurre la luminosità
e addolcito da un sottofondo musicale: sulla parete bianca scorrono
video-proiezioni e filmati dell’Istituto Luce dedicati a
Moretti e alle sue opere.
I materiali esposti derivano dal fascicolo 37, contenente circa
100 tavole individuate già dallo stesso Moretti con la
dizione “Accademia di scherma” e quasi tutte autografe.
Particolare degno di nota, questo, in quanto, come evidenzia Severati,
l’edificio subisce nel tempo molte modifiche, a partire
dalla trasformazione della destinazione funzionale. E’ proprio
questo l’intento della mostra, cioè indicare attraverso
una sequenza di disegni - a volte sono solo schizzi appena abbozzati,
con notazioni e calcoli – la progressiva evoluzione delle
varie fasi della progettazione e della costruzione dell’edificio,
una progressione che necessariamente segue lo sviluppo dell’ideologia
del Foro Mussolini: da ‘semplice’, specifico, luogo
deputato alla gioventù sportiva fascista, a Foro della
capitale, piazza pubblica della Terza Roma.
Col testo di Plinio Marconi
alla mano, Severati ripercorre la storia dell’edificio e
osserva che la «Casa delle Armi per circa 300 ‘accademisti’
dediti allo speciale Corso biennale della scherma» ha sin
dall’inizio una vocazione polifunzionale: può ospitare
cerimonie, riunioni, ricevimenti, esposizioni, manifestazioni
varie.
Il volume presentato il 15 giugno all’ACS, Il progetto
di Luigi Walter Moretti e le cronache della Palazzina della Scherma
al Foro Italico nei fondi dell’Archivio Centrale dello Stato,
Roma 2005 (a cura di C. Severati
e F. Lorello)
è dunque il ricco pendant della mostra. Di grande
formato, esso contiene tutte le 166 immagini del fondo, riordinate.
Una breve storia dell’acquisizione dell’archivio e
la spiegazione dei criteri del suo ordinamento (F. Lorello, pp.
4-5) precedono il testo di Severati, Itinerario di una architettura
romana 1933-1936. Da Casa sperimentale a Casa delle Armi (pp.
6-11), una cronaca ‘architettonico-iconografica’ dell’edificio
assai dettagliata. Poche pagine, ma dense, talvolta ironiche,
e sempre critiche, in cui vengono presentati e commentati vecchi
e nuovi documenti – anche in modo ‘indiscreto’,
come ammette lo stesso autore.
Così, se le fotografie, i disegni, gli schizzi e gli studi
preliminari, gli elaborati di progetto - autografi, riproduzioni
e copie firmate o attribuibili - gli appunti, i grafici per studi
teorici, assieme ai materiali per la rivista «Spazio»,
ai plastici in gesso, se i materiali in mostra, dunque, appaiono
abbandonati a loro stessi, con il volume acquistano invece un
senso assolutamente compiuto. Riordinati, assemblati, incrociati
con la stampa e i documenti dell’epoca e, soprattutto, reinseriti
nel contorno sociale, politico, ideologico, persino psicologico,
si ricompongono in una storia, vivissima, inattesa e consentono
di cogliere la continuità del percorso intellettuale di
Moretti, raccontando l’evoluzione dell’idea iniziale,
tra ripensamenti vari. Qui, il titolo stesso riassume la gran
mole di studio e interpretazione dei materiali d’archivio,
a partire dallo sforzo di un’attribuzione cronologica coerente
con la progettazione dell’edificio.
Severati sottolinea l’importanza del contesto ambientale
e architettonico (suggerendo il tema del rapporto con le pendici
di Monte Mario e un qualche tentativo di raccordare con Villa
Madama il progetto della Casa della Scherma), ipotizza per essa
un programma urbanistico più ampio (che forse conteneva
anche il progetto della Casa della Gioventù) e, soprattutto,
attira l’attenzione sugli assi e sull’apparato geometrico-simbolico,
sul fortissimo legame che unisce la celebrazione dell’Impero
con i luoghi deputati dell’Opera Balilla.
A partire dalla riorganizzazione temporale delle tavole del fascicolo
(di cui solo tre datate), egli individua tre fasi nel corso della
progettazione, cercando di decifrare il «percorso formativo
dell’opera» e offre un quadro d'insieme nel quale
il programma funzionale di questo complesso edificio via via prende
forma. In un’interessantissima correlazione dei vari piani,
viene osservata la trasformazione funzionale del progetto, che
si adegua al corso politico, teso verso la sempre più spinta
militarizzazione del Regime: da una palestra con piscina e uffici
si arriverà alla pedana di scherma con biblioteca-museo.
Per questo, la mostra è solo la punta di un iceberg.
Sofia Crifò
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