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Catalogo generale dei disegni di architettura 1890-1947


Autore Centro Studi per la Storia dell’Architettura, a cura di G. Simoncini, C. Bellanca, G. Bonaccorso, T. Manfredi, M. O. Zander
Titolo Catalogo generale dei disegni di architettura 1890-1947
Luogo Roma
Editore Gangemi
Anno di edizione 2002
N. delle pagine 238
codice ISBN 88-492-0362-4



Il volume rappresenta la conclusione del lavoro di censimento e catalogazione dei disegni conservati presso il Centro Studi per la Storia dell’Architettura, iniziato negli anni ’80 del Novecento e raccolto in due pubblicazioni: Catalogo dei disegni di Gustavo Giovannoni, a cura di M. Centofanti, G. Cifani, A. Del Bufalo, Roma, Centro di Studi per la Storia dell’Architettura, 1985; Catalogo dei disegni di Architettura, a cura di L. Barelli, M. Centofanti, G. Cifani, L. Finocchi Ghersi, M. Moretti, B. M. Ortu, G. Rivetti, P. Spagnesi, Roma, Centro di Studi per la Storia dell’Architettura, 1987. I disegni conservati nell’Archivio del Centro Studi provengono da due fonti principali: l’Associazione Artistica fra i Cultori d’Architettura (AACAR); l’archivio dell’ingegnere romano Gustavo Giovannoni (1873-1947), che raccoglie i disegni elaborati da lui e dai suoi collaboratori (1895-1947). L’AACAR fu uno dei soggetti più attivi nel dibattito storico-architettonico tra la fine dell’Ottocento e i primi tre decennio del secolo successivo; Giovannoni ne fu eletto presidente nel 1910 e l’incarico fu poi confermato nel 1915, finché l’Associazione fu trasformata in un circolo culturale del sindacato fascista degli ingegneri e degli architetti negli anni venti, finendo per essere assorbita nel Centro Studi nel 1938-39. Rispetto ai due precedenti cataloghi – comprendenti il primo, circa 1300 disegni elaborati da Giovannoni e il secondo, il catalogo di circa 600 disegni dell’Archivio Giovannoni elaborati da altri architetti oltre ai disegni dei soci dell’AACAR – questo è il frutto del lavoro svolto da un gruppo di ricercatori diretto da Giorgio Simoncini svolto negli anni ’90 del Novecento, che riassume in un unico volume la catalogazione di nuovi disegni unita a quella già operata. Nel volume sono censiti oltre 4800 disegni (dei quali circa 2900 di nuova catalogazione) per un totale di circa 1150 soggetti, divisi in due parti riguardanti la prima le opere del Fondo Giovannoni, di mano dello stesso architetto, e la seconda il Fondo AACAR e l’Archivio di Giovannoni, di mano di diversi architetti. Le parti sono divise in sezioni ordinate per soggetto. La prima parte (pp. 33-92) comprende: edifici storici (rilievi, progetti di restauri e interventi di ampliamento); nuovi edifici (progetti elabo-rati dopo il 1890); miscellanea di architettura; interventi di urbanistica (PRG, diradamento edilizio, ristruttura-zione viaria, lottizzazioni); esercitazioni didattiche, studi di ornato, grafica e scenografia. La seconda parte (pp. 93-232) comprende disegni non attribuiti a Giovannoni conservati nel suo archivio e altri disegni prove-nienti da fondi minori di architettura: Fondo American Academy (disegni di edifici storici elaborati da studenti dell’Accademia Americana di Roma negli anni ’20); Fondi Ezio Cerutti, Ignazio Gavini e Leonardo Paterna Baldizzi. Anche questa seconda parte è divisa per soggetto in cinque sezioni: rilievi e interventi su preesistenze; nuova architetture; fondi diversi; urbanistica; varia.
La scheda di ogni disegno fornisce le seguenti informazioni: soggetto, attribuzione, data, tecnica grafica, di-mensioni, note di commento. Per ovvie ragioni di spazio, non tutti i disegni sono pubblicati, ma solo una se-lezione di quelli più interessanti o significativi.
Maria Olimpia Zander si è occupata della Architettura di Gustavo Giovannoni. I lavoro di catalogazione è diviso in tre sezioni riguardanti Edifici storici (pp. 35-46), Nuove architetture (pp. 47-60) e Miscellanea di architettura (pp. 61-78). I disegni riflettono l’evoluzione della riflessione teorica e della attività progettuale giovan-noniana, documentando da un lato il crescente interesse per la riflessione storico-critica sull’architettura del passato – testimoniata anche dal vasto numero di pubblicazioni prodotte dall’ingegnere – e dall’altro il pas-saggio dai primi orientamenti progettuali eclettici all’elaborazione di quel particolare linguaggio architettonico definito “barocchetto romano”.
Calogero Bellanca ha curato le schede dei Rilievi e interventi su preesistenze contenuti nel fondo AACAR e nei fondi minori, suddivise secondo l’ubicazione geografica: Roma (pp. 95-115), altri centri (pp. 115-133), senza luogo (pp. 133-139). I disegni catalogati sono riferibili a oltre 100 autori (architetti, progettisti, studenti universitari ecc.) e sono datati tra la fine dell’800 e il secondo dopoguerra; la maggior parte è costituita da studi e progetti inviati a Giovannoni in qualità di studioso, di rappresentante istituzionale e di docente. I dise-gni di edifici storici romani vanno dal rilievo per motivi di studio a progetti di completamento o restauro: nel complesso – come sottolinea lo stesso Bellanca – essi seguono la suddivisione proposta da Giovannoni tra “monumenti vivi” (edifici restaurabili o suscettibili di un’operazione di riuso) e “monumenti morti” (edifici non recuperabili).
Tommaso Manfredi si è occupato dei disegni di Nuove architetture contenuti nel fondo AACAR e nei fondi minori, suddivisi anch’essi secondo l’ubicazione geografica: Roma (pp. 47-51), altri centri (pp. 51-55), senza luogo (55-60). Un nucleo importante tra i disegni di progetto è costituito da quelli riguardanti i grandi concorsi nazionali svolti fra la metà degli anni ’20 e la fine degli anni ’30 (Casa Littoria, palazzi del Littorio e della Mo-stra della Rivoluzione Fascista a Roma; palazzi delle Poste e Telegrafi di Roma e Napoli; ponte dell’Accademia a Venezia ecc.), raccolti da Giovannoni come componente delle varie commissioni giudica-trici. Si trova anche un consistente nucleo di disegni mandati da allievi, amici e collaboratori dell’ingegnere, i quali continuavano l’uso del linguaggio architettonico legato alla tradizione storica a lui caro, costantemente espresso nel suo insegnamento accademico e nella sua produzione teorica. La gran parte dei disegni costi-tuiscono la testimonianza della capillare rete di rapporti di Giovannoni con le città italiane dove evidentemen-te poteva contare su rapporti con enti istituzionali e con privati (studi di architettura, committenti ecc.).
Lo stesso Manfredi ha curato la schedatura dei Fondi diversi: fondo American Academy (p. 181, 23 diss.), fondo Ezio Cerutti (pp. 181-184), fondo Ignazio Gavini (pp. 184-188), fondo Leonardo Paterna Baldizzi (pp. 188-190). Cerutti era un noto architetto e urbanista milanese, operante in area lombarda tra gli anni ’30 e gli anni ’70, molto legato a Giovannoni; Gavini e Paterna Baldizzi erano due architetti romani entrambi membri dell’AACAR.
Giuseppe Bonaccorso si è occupato dei disegni di Urbanistica di Gustavo Giovannoni (pp. 79-85 ) e Urbani-stica di altri architetti (pp. 191-228). Ognuna delle due sezioni è articolata in sottosezioni distinte per ubica-zione geografica: Roma; altri centri; senza luogo. Per quanto riguarda i disegni di Giovannoni, i soggetti sono vari: studi per piani regolatori, piani di lottizzazione e studi preliminari a interventi di “diradamento edilizio”, datati tra l’inizio del ‘900 e la morte dell’ingegnere (1947). In particolare per Roma la sua attenzione si rivolgeva all’analisi storico-urbanistica della città nel corso dei secoli – con speciale attenzione alla viabilità e alla realizzazione delle cosiddette “città-giardino” – e agli studi preliminari alle opere di demolizione (spina di Borgo, Fori Imperiali) e al piano regolatore del 1931. Tutti i disegni sono connessi ai problemi del nucleo centrale della città, in una sfera compresa tra conservazione e modernizzazione, attraverso un programma di intervento urbano fondato – per usare un’espressione giovannoniana – “sull’innesto del nuovo sull’antico” e su quella pratica del diradamento edilizio di cui era stato uno dei più ferventi sostenitori, anche nelle opere teoriche a partire dal libro Vecchie città ed edilizia nuova (Roma 1931).
I disegni di soggetto urbanistico non attribuibili a Giovannoni sono per lo più relativi a piani urbanistici inviati al suo studio da altri architetti italiani, allo scopo di ottenerne pareri e valutazioni, soprattutto a partire dagli anni ’30 in poi, quando in un gran numero di città italiane vennero promossi concorsi per l’elaborazione di nuovi piani regolatori – delle cui commissioni esaminatrici Giovannoni faceva sempre più spesso parte.
Bonaccorso ha operato anche la schedatura dei disegni miscellanei raccolti nella definizione Varia, sia quelli contenuti nel fondo Giovannoni (pp. 87-91) sia quelli provenienti dagli altri fondi (pp. 229-231). Le due sezio-ni di Varia sono a loro volta suddivise in sottosezioni per soggetto: didattica, ornato (bozzetti ed elaborazioni grafiche), pittura e scenografia. Nel fondo Giovannoni si trovano le sue esercitazioni accademiche, schizzi di rilievo, diversi acquerelli dipinti durante escursioni montane. Proprio riguardo a questi ultimi, Bonaccorso ci fornisce una curiosa informazione, non a tutti nota: Giovannoni nutriva una grande passione per la montagna, era membro della sezione romana Club Alpino Italiano, di cui fu anche presidente dal 1921 al 1926. Questa passione per la natura e soprattutto per quella montana e appenninica si ritrova spesso nella sua opera professionale, in particolare in alcuni episodi come la proposta di legge sulle bellezze naturali o lo stu-dio per i rifugi montani.
Il lavoro di catalogazione dei disegni del Centro Studi, concluso con questo volume, prosegue per quanto ri-guarda la corrispondenza e gli scritti di Giovannoni e il suo archivio di fotografie e diapositive, sotto la direzione dell’attuale presidente del Centro Laura Marcucci.

Micaela Antonucci

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