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Abitare
“alla moderna”.
Il rinnovo architettonico di Genova tra XVI e XVII secolo
Autore
Luciano Grossi Bianchi
Titolo
Abitare "alla moderna". Il rinnovo architettonico a
Genova tra XVI e XVII secolo
Luogo
Firenze
Editore all'Insegna
del Giglio
Anno di edizione
2005
N. delle pagine
110
codice ISBN
88-7814-497-5
Costo di copertina €
25,00
Attraverso i colori, i costumi
e l’architettura della celebre città mercantile,
Luciano Grossi Bianchi accompagna
alla scoperta di Genova tra il XVI
e il XVII secolo, periodo storico in cui la città conosce
il suo più felice momento di sviluppo urbanistico ed architettonico.
Luciano Grossi Bianchi si laurea in Ingegneria a Genova nel 1946
ed è poi assistente di Luigi Carlo
Daneri nella stessa facoltà. Professore ordinario
di progettazione architettonica, dal 1979 al 1995, ha ricoperto
ruoli di primo piano nella nuova Facoltà di Architettura
di Genova, tra cui quello di direttore dell’Istituto di
progettazione, e rappresenta uno dei più rigorosi esponenti
della terza generazione degli architetti contemporanei a Genova;
si ricorda in tal senso l’elaborazione del piano di recupero
della zona della Maddalena (1981), uno dei sei studi-pilota del
centro storico di Genova. Nel campo storico, si menzionano le
originali ricerche di storia urbana che ha condotto negli anni.
Tra le sue pubblicazioni, di indubbio rilievo il Catalogo
delle ville genovesi (con altri autori, Italia Nostra, Genova
1967); Una città portuale del medioevo. Genova nei
secoli X-XVI (SAGEP, Genova 1979) redatto assieme ad Ennio
Poleggi; Il centro storico del Poggio di Sanremo in
età preindustriale (Università degli Studi,
Genova 1986); Il porto del Comune e gli approdi delle consorterie
in Città portuali del Mediterraneo (SAGEP, Genova
1989). Risulta evidente quindi una particolare e costante attenzione
da parte dello studioso alle trasformazioni del tessuto architettonico
e urbanistico della «città gotica», così
come Genova viene definita da Ignazio Gardella
- nel periodo in cui realizza la facoltà di Architettura
(1975-1989) - che per primo intuisce la qualità architettonica
peculiare del costruire in città.
L’occasione di questo studio volto alla ricostruzione delle
fasi salienti della trasformazione architettonica a Genova tra
il tardo-medioevo e gli inizi dell’età industriale,
trae origine da una attenta ricerca sull’edilizia in età
moderna, svolta con l’analisi di fonti scritte e materiali,
finanziata dal Ministero dell’Università
e della ricerca Scientifica e Tecnologica dal 1988 al 1996.
L’autore in sostanza concentra l’attenzione su quegli
anni in cui si registra nella città ligure un’attività
edilizia decisamente intensa, volta soprattutto al «rinnovo,
all’aggiornamento e all’integrazione dell’esistente».
Il rinnovo architettonico della città viene raccontato
con dovizia di particolari. Ad essere sottolineate sono le trasformazioni
sostanziali del volto moderno di Genova, fatte derivare direttamente
da un aggiornamento delle tecniche costruttive e degli aspetti
tipologici dell’architettura. Oggetto di analisi puntuale
e attenta da parte di Grossi Bianchi è lo studio e l’osservazione
delle abitazioni popolari e dei palazzi nobiliari, nonché
le modalità ed i tempi della trasformazione urbana, caratterizzata
da una notevole e tipica ‘spinta verso l’alto’
della città, che in sostanza continua a svilupparsi, anche
successivamente all’età gotica, in una direzione
spiccatamente verticale. Come sottolinea Grossi Bianchi, ad esempio,
mentre in una città come Venezia il gotico dominava essenzialmente
come stile formale, a Genova invece l’antica sapienza costruttiva
diventa nel tempo una componente strutturale, un’impostazione
concettuale e tecnica del fare architettura, «il modo
particolare in cui venivano affrontati i problemi statici si risolve
in uno strutturalismo che possiamo a ragione dichiarare gotico».
Partendo da questi presupposti Grossi Bianchi sviluppa la ricerca
intorno ad alcuni temi sapientemente selezionati e scandagliati,
quali i modi costruttivi, le stratificazioni urbane, le trasformazioni
della casa medievale, analizzando con approfondito senso critico
la cellula abitativa in maniera più puntuale, nonché
la sua contestualizzazione nel tessuto urbano, senza sottovalutare
l’incidenza delle mode, degli usi e dei costumi sulle mutazioni
dell’attività costruttiva in una città da
sempre vivace e ricca di cultura.
Molto accurato si rivela l’approccio scientifico alla ricerca
documentaria, come si evince dal riferimento puntuale alle fonti
d’archivio che arricchiscono il contributo scientifico del
testo. In particolare, si dimostra di indubbia accuratezza e foriero
di interessanti spunti di riflessione lo spoglio e l’indagine
del Fondo
dei Notai antichi dell’Archivio
di Stato di Genova e degli Atti
dei Padri del Comune dell’Archivio
Storico Comunale.
Gabriella Musto
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