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Alvar Aalto. La chiesa di Riola.


Autore Giuliano Gresleri, Glauco Gresleri
Titolo Alvar Aalto. La chiesa di Riola
Luogo Bologna
Editore Compositori
Anno di edizione 2004
N. delle pagine 190
Apparati
Costo di copertina 45 Euro
codice ISBN


A quasi trent’anni dalla sua inaugurazione, la vicenda della chiesa di Riola rivive nel magnifico ed illustratissimo libro di Giuliano e Glauco Gresleri; un testo di storia dell’architettura ma anche il racconto di un viaggio - Sud/Nord/Sud, su una mitica Fiat 600, occasione di molteplici esperienze architettoniche.
Il volume, infatti, pubblicato all’interno delle raffinate collane della
Compositori, delinea un affettuoso tributo al Maestro finlandese attraverso la narrazione delle vicende di questo importante complesso religioso, a partire dallo schizzo iniziale per la sezione della chiesa che, pubblicato su tutte le riviste di architettura dell’epoca, fu donato da Elissa Aalto, nel giugno 1978, a Papa Paolo VI, durante l’udienza in Vaticano.
Il libro, di grande formato, seguendo la stessa impostazione del già collaudato
Le Corbusier e il Programma liturgico, non tradisce le aspettative del lettore; gli autori, infatti, operano scelte fin troppo chiare: le loro frequentazioni con la storia dell’architettura del XX secolo se da un lato consentono la descrizione dettagliata delle vicende costruttive della chiesa, dall’altro mostrano un testo denso di annotazioni interiori e coinvolgenti. Tale scelta metodologica, ma nello stesso tempo critica, sottolinea la necessità di recuperare le fonti originarie, troppo spesso travisate e troppo poco approfondite: un mosaico unico ed irripetibile della coscienza architettonica della contemporaneità.
Come
Roland Barthes, per il quale il piacere è l’esistenza come scelta della frammentarietà quotidiana, Giuliano e Glauco Gresleri hanno scelto frammenti importanti dell’universo aaltiano. Il libro, infatti, dimostra che, fatta eccezione per alcuni dettagli, la chiesa di Riola corrisponde a ciò che Aalto intendeva per architettura religiosa, già sperimentata ad Imatra.
Il testo è sostanzialmente diviso in tre parti: dopo la rapida Premessa di
Giovanni Catti, un breve scritto di Leonardo Mosso, per alcuni anni collaboratore e rappresentante ufficiale in Italia del Maestro finlandese, e la lunga parte introduttiva degli autori, legata alla narrazione del viaggio, alcuni saggi mostrano la storia dell’edificio che, attraverso l’Atlante progettuale, arriva alla organizzazione del cantiere e alla descrizione dettagliata delle tecnologie di prefabbricazione utilizzate; infine, il contributo di Timo Keinanen, dedicato al design di Alvar e Aino Aalto negli anni venti, legato agli arredi per le chiese. Il libro, oltre ad essere arricchito da una rigorosa scelta di documenti - compreso il carteggio tra il Maestro finlandese, i suoi collaboratori e gli “italiani” - e da un incisivo apparato di note, è corredato da una straordinaria raccolta di immagini, per la maggior parte inedite: le fotografie di Romano Folicaldi che mostrano l’incontro di Aalto con il cardinale Lercaro durante la presentazione del progetto; il bellissimo racconto visivo, Da Muuratsalo a Riola, tratto dall’album fotografico di Glauco Gresleri, apre il libro ed accompagna, conquistandolo, il lettore mostrando la “nuova” Francoforte con la Porta di Brandeburgo di Berlino, le Unità abitative di Gropius e quelle di Aalto, il celeberrimo sanatorio di Paimio e la casa privata del Maestro finlandese; la foto degli autori, ritratti sul traghetto Turku-Lubecca, chiude la sequenza. Peccato tale narrazione finisca così presto: essa, infatti, pone al lettore alcuni paradigmi della cultura architettonica contemporanea con uno straordinario coinvolgimento emotivo: “(…) fu la Finlandia ad abbagliarci, la luce del sole di mezzanotte”. Magnifici i disegni di Giuliano Gresleri: studi tratti da Caravaggio, realizzati spremendo bacche di sambuco per ottenere effetti cinquecenteschi; essi testimoniano come sia possibile sovvertire l’impressione generale dettata dall’ignoranza dilagante secondo cui lo storico debba esclusivamente dedicarsi alle polverose ricerche d’archivio rinunciando al disegno e al progetto, come se ricerca storica e disegno, teoria e prassi non abbiano nulla a che vedere l’una con l’altra; a guardare questi disegni, se ne rimane affascinati, senza alternativa alcuna.
Il valore vero, autentico del libro, oltre al commento critico è la parte documentale, per la maggior parte inedita.
La struttura del libro, quindi, è quella del diario di viaggio entro cui si raccoglie una fitta e continua narrazione che va dal 1957, anno in cui avviene l’incontro dei fratelli Gresleri con Alvar Aalto nella sua casa di Helsinki, al 1978 quando viene inaugurata la chiesa di Riola. Un racconto caratterizzato da diversi periodi centrali che contribuiscono alla ricostruzione storica degli accadimenti vissuti in prima persona. Primo fra tutti il Congresso Nazionale di Architettura Sacra in Italia voluto dal cardinale Lercaro e tenutosi a Bologna nel 1955.
Se la chiesa di Le Corbusier per Bologna rappresenta l’occasione mancata per l’Italia post guerra, consapevoli della difficoltà di inquadrare Aalto nei rapporti con il nostro Paese, la chiesa di Riola segna una tappa importante della cultura architettonica internazionale del
Movimento Moderno in Italia; questa, a mio avviso, la tesi di fondo del libro.
Vuole il caso, fatta eccezione per Lercaro, due chiese progettate per la stessa città. Entrambe opere postume, quella di Aalto realizzata, l’altra rimasta sulla carta. D’altro canto, come sottolinea Giuliano Gresleri, ciò che fu determinante, nella scelta dell’architetto di Riola, non fu tanto l’unicità e lo stile della sua architettura quanto la capacità evidente di “creare luoghi”.
La chiesa, infatti, come chiaramente emerge dal libro, è il risultato della giustapposizione di elementi diversi, ciascuno dei quali istituisce, anzitutto, una relazione col più generale contesto geografico naturale; essa, anzi, appare come un organismo attentamente composto dove ogni elemento si insedia nel luogo che, assecondando la rigorosa matrice organica del Maestro finlandese, quasi naturalmente gli è proprio.
La comunità di Riola, d’altro canto, a partire dall’accoglienza mostrata ad Alvar Aalto già dal suo primo sopraluogo, è soddisfatta dalla purezza delle forme della propria chiesa, edificio religioso emblematico sia per l'architettura contemporanea che per la liturgia riformata.
Il grande fascino della chiesa, che non è determinato dalla introduzione di elementi monumentali o di particolari attributi decorativi ma viene conseguito attraverso l’iterazione con il paesaggio, smentisce l'apparente povertà della chiesa. In essa, cioè, non manca il programma iconografico che è sviluppato attraverso il rapporto dell’edifico con la natura circostante e attraverso il sentimento del proprio tempo.
Nel capitolo, apparentemente lontano da Riola, Aalto prima di Aalto, parafrasando una fortunata mostra di S. von Moos dedicata a Le Corbusier, attraverso una sintesi magistrale a cui l’autore ci ha abituati, Giuliano Gresleri traccia l’opera del Maestro finlandese, in rapporto alla grande attenzione mostrata per il contesto, soffermandosi a lungo sul progetto delle Nazioni Unite, importante occasione mancata, all’interno di una vasta gamma di riferimenti indirizzati alla semplificazione del moderno offerta dalla chiarezza compositiva della tradizione neoclassica. L’allegoria del Monte Bianco, attraverso le aperture della sala assembleare, sarà evocata nella chiesa di Riola, ultimo omaggio al Mediterraneo ed ultima opera costruita di Aalto, all’interno di quella complessità narrativa che è tipica del suo modo di fare.
Nel capitolo dedicato alla preparazione del progetto e al contributo offerto dall’Ufficio Nuove Chiese, Glauco Gresleri “racconta” le diverse fasi progettuali che, dalla presa di contatto con il sito, nel gennaio 1966, giungono alla presentazione ufficiale del progetto, da parte dello stesso Aalto, alle autorità cittadine. L’incarico al Maestro finlandese attiva forze ed iniziative; vengono raccolti tutti i dati, per la redazione del progetto, da consegnare ad Aalto, comprese le fotografie di paesaggio, a cominciare dai residui etruschi. Destinato ad arricchire tale materiale, il plastico dell’intera valle, realizzato da Giuliano Gresleri e da
Francesco Scolozzi i quali, come ricorda l’autore del saggio, trasformarono il vecchio archivio dell’Ufficio Nuove Chiese, in vero e proprio laboratorio; un modello che, ritenuto fondamentale dal Maestro finlandese, rimase in dotazione perenne al suo studio.
Nella scatola, inviata ad Aalto, era racchiuso tutto lo spirito della valle del Reno, come confermato dallo stesso architetto al suo ritorno a Bologna per presentare i primi disegni. Essi mostrano l’altare quale centro dell’intero complesso e non soltanto dell’aula sacra. Glauco Gresleri ricorda il bellissimo disegno a matita sanguigna, la prima idea tracciata da Alvar Aaalto. Come per tutti i capitoli che compongono il libro, straordinaria, e nello stesso tempo intima, la documentazione fotografica; basti osservare il convivio a Riola che mostra Aalto a capotavola, con a fianco la moglie Elissa, alla trattoria del Ponte. Il repertorio fotografico è arricchito dalle immagini del dossier consegnato ad Aalto, nel gennaio 1966, dal Centro studi di Bologna; immagini inedite, di un territorio poco esplorato, che il Maestro ha definito “preziose” per il suo lavoro.
Pur nella convinzione che non tutto possa essere raccontato, Giuliano Gresleri e Francesco Scolozzi chiariscono alcuni importanti passaggi del progetto e delle vicende costruttive della chiesa di Riola, soffermandosi sugli incontri con Aalto e sul rapporto di quest’ultimo con l’Italia. Entrambi dimostrano l’importanza di eventi che incosciamente ci appartengono e che la nostra storia di uomini ha saputo costruire con pazienza ed attenzione. Non a caso, il Maestro finlandese racconta a Francesco Scolozzi, in tono confidenziale, di ammirare moltissimo l’Italia soprattutto per il suo immenso patrimonio artistico.
L’incontro fra Alvar Aalto e il cardinale Lercaro, avvenuto a Bologna, in occasione della presentazione del progetto, è una pietra miliare nella storia dell’architettura. Se per Lercaro, il progetto corbuseriano di Bologna rappresenta il suo “eloquente testamento spirituale” e l’opera di
Kenzo Tange costituisce l’occasione stimolante dell’incontro tra Oriente ed Occidente, la presenza di Aalto, attraverso l’originale lettura del complesso architettonico, tra citazioni del Concilio e significativi passi biblici, è la testimonianza della creazione contemporanea nel segno di una grande umanità che deve necessariamente abbandonare certe incrostazioni alle quali è distrattamente legata.
Nel capitolo che Giuliano Gresleri dedica agli elementi ricorrenti dell’opera di Alvar Aalto – la pianta ad L, il muro ondulato, la parete inclinata e la foresta sublime – emergono molte analogie tra la Chiesa di Riola ed altre importanti opere dell’architettura contemporanea, comprese quelle che compongono il corpus aaltiano: la Chiesa delle Tre Croci ad Imatra e il politecnico di Otaniemi.
Straordinari gli schizzi di studio di Aalto che accompagnano lo scritto attraverso il quale l’autore mette a punto le differenti variazioni che conducono al progetto realizzato. Quest’ultimo accoglie e salda tra loro momenti distinti integrandoli in un “paesaggio architettonico” di rara potenza evocativa la cui complessità è raggiunta attraverso l’aggregazione di elementi semplici: in questo modo, il complesso di Riola, concepito nella più canonica tradizione aaltiana, si pone come riferimento per un territorio più vasto risultato di una “rifondazione” architettonica del luogo cui fa costante riferimento il progettista.
Magistrali i parallelismi condotti da Giuliano Gresleri nel confrontare l’opera del Maestro finlandese con le opere di altri importanti autori e teorici dell’architettura e dell’arte contemporanea, primo fra tutti Le Corbusier.
In Cronaca di un progetto realizzato,
Vezio Nava, nel ricordo affettuoso dei rapporti con il Maestro, ci guida nella realizzazione del progetto attraverso diversi grafici che ne evidenziano la definitiva collocazione, anche grazie ai disegni dello studio finlandese, finora inediti. Questi ultimi, insieme alle vedute del modello, mostrano l’intenzione di Aalto di configurare il sito architettonico come la nuova acropoli di Riola. Al racconto di Nava si innesta quello di Glauco Gresleri riferito alle fasi del “progetto compiuto”, al rapporto tra il fiume e lo zoccolo delle gradonate, all’approvazione del progetto, alla minuziosa descrizione delle fasi lavorative, fino alla nomina dell’architetto Enzo Zacchiroli, quale direttore dei lavori, e alla crisi seguita alla dimissione del cardinale Lercaro dal suo mandato vescovile. Da questo momento, il problema della chiesa di Riola comincia a presentare situazioni di impasse politico e amministrativo fino alla costituzione, nel 1972, di un “comitato per la chiesa di Riola”. L’inizio della fase di prefabbricazione ebbe inizio due mesi dopo la morte di Aalto, avvenuta il 12 maggio 1976; nel mese di ottobre muore il cardinale Lercaro. Il 15 agosto 1977, viene celebrata la prima messa all’interno della nuova chiesa, esattamente venti anni dopo l’incontro degli autori con il Maestro finlandese.
Ho letto il libro diverse volte e ho conservato il ricordo di un Maestro che, attraverso l’esperienza di Riola, così vivamente ed intensamente narrata da Giuliano e Glauco Gresleri, dimostra come la vocazione dell’architettura è di entrare nella storia, sebbene non se ne debba essere coscienti.
In definitiva, un libro davvero straordinario, da leggere e rileggere; esso invita alla lettura profonda del compianto
Giuseppe Pontiggia: la lettura come esperienza che non coltiva l’ideale della rapidità, ma della ricchezza, della profondità e della durata. Una lettura amante degli indugi e dei ritorni su di sé, aperta, più che alle scorciatoie, ai cambi di passo che assecondano i ritmi della mente e vi improno le emozioni e le acqusizioni. In questo modo, penso debba essere accolto ed interpretato lo spirito sconfinato dei due autori: “Un’andata che esigeva un ritorno, per essere raccontata”.


Maurizio Oddo

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