|
|
Ville
e giardini italiani. I disegni di architetti e paesaggisti dell’American
Academy in Rome
Autore Vincenzo
Cazzato
Titolo
Ville e giardini italiani. I disegni
di architetti e paesaggisti dell’American Academy in Rome
Luogo
Roma
Editore
Istituto Poligrafico e Zecca dello
Stato
Anno di edizione 2004
N. delle pagine 683
Apparati
Costo di copertina
50 Euro
codice ISBN

Nel ponderoso volume di Vincenzo
Cazzato, realizzato in collaborazione tra l’Ufficio
Studi del Ministero per i Beni e
le Attività Culturali e l’American
Academy in Rome, è pubblicato per la prima volta
l’intero imponente corpus di disegni di giardini italiani
realizzati dai fellows e dai visiting students
dell’accademia nel periodo tra le due guerre. Partendo da
questa importante occasione, attorno al corposo nucleo di materiale
inedito si raccolgono una serie di contributi che compongono un’opera
più complessa e organica sul giardino del Novecento.
Nel primo capitolo (Il giardino storico italiano nel Novecento)
confluiscono i contributi che hanno come oggetto il “giardino
italiano” e il vivace dibattito che si sviluppò
intorno a questo tema nella prima metà del XX secolo. Il
contributo di Claudia Lazzaro (Il
giardino italiano: due differenti punti di vista) illustra
differenze e analogie nel modo di guardare al giardino italiano
al di là e al di qua dell’oceano, cogliendo e illustrando
la mutevolezza dei caratteri di questo modello in rapporto alla
cultura e agli scopi ultimi di chi lo analizzava. In particolare,
l’autrice sottolinea lo stretto rapporto tra il grande interesse
per il giardino italiano in America e la trasformazione dell’architettura
del paesaggio in un’attività professionale che in
quegli anni avveniva oltreoceano.
La fortuna critica del giardino italiano nei primi decenni del
secolo è analizzata da Cazzato (Il fascino del giardino
italiano nella storiografia) ponendo in evidenza lo scarso
interesse in ambito italiano in contrapposizione al grande successo
in Europa e in America, come testimoniato dalla corposa antologia
di brani di autori italiani e stranieri su questo tema che segue
il saggio.
L’attenzione per il giardini italiano iniziò ad aumentare
nella penisola a partire dal secondo decennio del ‘900,
fino ad arrivare al culmine con l’organizzazione della grande
“Mostra sul giardino italiano” a Firenze
nel 1931. Questo grandioso evento aveva come obiettivo dichiarato
quello di dimostrare il “primato” del giardino italiano
rispetto ad altri modelli: un primato per la durata nel tempo,
per la qualità e per la quantità. In una mostra
a carattere così fortemente nazionale, la presenza americana
era comunque importante: i disegni degli allievi dell’American
Academy costituivano quasi una “mostra nella mostra”
e raffiguravano ville e giardini distribuiti sull’intero
territorio nazionale (cfr. il contributo di Cazzato su La
partecipazione americana alla Mostra sul giardino italiano di
Firenze nel 1931).
La “rinascita” della tradizione italiana nella progettazione
di giardini è poi confrontata dall’autore con il
ritorno in auge oltralpe del giardino francese (Storie di
primati e di resurrezioni: il caso francese) e in seconda
istanza ne viene analizzata l’influenza sui restauri novecenteschi
dei giardini in Italia (Restauri di giardini).
Nel secondo capitolo (Italia e America a confronto) è
sviluppato il tema del confronto tra cultura americana e cultura
italiana nel modo di leggere il giardino italiano: vengono approfonditi
i temi del viaggio in Italia degli studiosi americani (Il
viaggio in Italia e i “Green Itineraries”),
della fortuna critica e delle riletture progettuali del giardino
italiano oltreoceano (Il giardino italiano in America; Esercitazioni
accademiche sul tema del giardino italiano), del particolare
successo di alcuni suoi elementi in chiave progettuale come i
cosiddetti “teatri di verzura” (La riscoperta
dei teatri di verzura).
Il terzo capitolo (L’American Academy in Rome)
è interamente dedicato all’Accademia Americana e
all’importanza assegnata al suo interno all’architettura
del paesaggio. Il contributo di Laurie Olin
(L’architettura del paesaggio presso l’American
Academy in Rome 1915-1940) ben evidenzia tali tematiche nella
dettagliata ed esaustiva ricostruzione della storia di questa
prestigiosa istituzione, supportato da una corposa sezione dedicata
ai documenti e alle testimonianze ad esse relative. Le vicende
relative alle sedi romane dell’Accademia sono puntualmente
ricostruite da Antonella Bucci (Le
sedi dell’Accademia), mentre il saggio di Alessandra
Vinciguerra si concentra sui giardini delle sedi stesse,
in particolare soffermandosi su quelli di Villa Aurelia e Villa
Chiaravaglio.
Il quarto capitolo è dedicato ai Temi e metodi di rappresentazione
nei disegni dei fellows dell’Accademia, oscillanti
– come sottolinea Cazzato nel saggio su questo tema –
«tra rigore scientifico e ipotesi ricostruttive»,
configurando spesso il rilievo come un vero e proprio progetto
di restauro. Due contributi di Marcello
Fagiolo (Le ville del Lazio antico e moderno)
e di Claudia Conforti (Forme
e figure del giardino toscano) focalizzano l’attenzione
sulle due aree della penisola nelle quali maggiormente si concentrarono
le campagne di rilievo: il Lazio e la Toscana. Entrambi i saggi
analizzano i caratteri delle ville e dei giardini in queste aree
geografiche in rapporto alle rappresentazioni e ai rilievi operati
dagli allievi dell’Accademia.
Il sostanzioso corpus dei disegni occupa l’ultima parte
del volume ed è organizzato in una suddivisione per ambiti
geografici: Villa Adriana e le ville di Roma antica; ville e giardini
di Roma, del lazio, della Toscana, di altre regioni d’Italia.
In una sezione finale, sono riportati i disegni di progetti per
nuovi giardini (in particolare quelli per la sistemazione della
Spina di Borgo in Vaticano) e un’appendice dedicata ai rilievi
delle fontane di Roma.
Lo “sguardo nuovo” che ha guidato la mano dei giovani
architetti americani nello studio e nel rilievo dei giardini italiani
nei primi decenni del secolo, ha saputo rivitalizzare una tradizione
in quel momento obliata e trascurata, resuscitando la forza figurativa
e il portato storico del giardino italiano e restituendogli il
mito che per secoli ne aveva fatto “il luogo della divina
seduzione della mente e dei sensi”. Da questo sguardo e
dallo scompiglio prodotto dalla sua novità nel mondo culturale
della penisola prendono avvio i diversi contributi del volume
per delineare un orizzonte storico più ampio del giardino
italiano, rileggendo attraverso i disegni degli allievi dell’Accademia
le ragioni e le vicende di un’arte, quella dei giardini,
che negli ultimi decenni è tornata al centro degli interessi
storico-artistici.
Micaela Antonucci
Torna
a Recensioni
|
|