La cultura architettonica carolingia 
Autore: Gianluigi Ciotta
Titolo: La cultura architettonica carolingia. Da Pipino III a Carlo il Grosso (751-888)
Luogo: Milano
Editore: Franco Angeli
Anno di edizione: 2010
N. delle pagine: 479
N. delle illustrazioni: 143
Apparati:
Costo di copertina: 39,00
codice ISBN:978-88-568-1203-9
I restauri effettuati in numerosi edifici europei per riparare ì danni provocati dai bombardamenti dell’ultima guerra mondiale o per liberarli da sovrastrutture successive a quelle medievali, e le recenti campagne archeologiche condotte nelle aree un tempo occupate dai gruppi episcopali paleocristiani e merovingi o da residenze di corte, hanno messo in luce cospicui resti di strutture carolinge. I dati emersi da queste scoperte, illustrati e commentati in interessanti pubblicazioni, e l’esame degli edifici carolingi ancora esistenti consentono di operare la ricostruzione icnografica di numerosi organismi architettonici; di valutare l’incidenza che la presenza di tali edifici ha avuto sull’assetto delle città e del territorio circostante; di delineare un profilo generale del processo dì formazione e di sviluppo dell’architettura carolingia; e, infine, di riscontrare nelle architetture realizzate dai dignitari di corte nei secoli ottavo e nono modi compositivi così vari e originali da costituire riferimenti costanti nel processo di formazione dell’architettura romanica europea.

Le chiese carolinge erano precedute da un atrium rettangolare o quadrato, collegato con un portico d’ingresso principale. In alcune importanti chiese a cori contrapposti, due atria si disponevano a fianco delle absidi, lungo l’asse longitudinale della chiesa: quello a est era riservato ai fedeli, mentre quello a ovest munito di chiostro alla vita comunitaria. Gli atri erano circondati da portici a uno o a due piani, dalle cui coperture emergevano spesso, in corrispondenza degli ingressi, alte torri con tetto piramidale, con passaggi a piano terreno e cappelle al primo piano.

L’articolazione interna era caratterizzata da una navata maggiore, avente larghezza generalmente doppia di quella delle navatelle o ‘portici’. Le navate, ritmate da arcate poggianti su colonne con capitelli riccamente scolpiti o su pilastri oblunghi con sobrie imposte, sono illuminate direttamente da finestre aperte alla sommità delle pareti.

Mosaici, affreschi e stucchi decoravano gli interni. Ricchi e numerosi erano gli arredi liturgici con parti scultoree finemente realizzate con riquadri racchiudenti decorazioni a intrecci, spirali e pampini. Altari muniti di abitacoli per le reliquie di santi, amboni, pulpiti, transenne e sedili erano distribuiti in modo da non ostacolare le processioni itineranti che si svolgevano con stationes all’interno della chiesa, quotidianamente o in occasione delle festività solenni. Il transetto con altari e con sedili rettilinei addossati sui muri dei bracci, introduceva nell’ordinamento basilicale, mediante la varietà della sua posizione, della sua estensione e della sua forma, un elemento di differenziazione.

I cori, con altari e sedili in pietra o in legno che contornavano il muro semicircolare, si aprivano direttamente sul transetto o erano preceduti da un vano quadrato identico a quello del vano di crociera o da un ampio vano rettangolare o da uno spazio rettangolare pari alla metà del quadrato di crociera in modo da poter ospitare un numero elevato di monaci durante le funzioni liturgiche. Nelle chiese ad aula unica, l’abside centrale era affiancata da due absidi di analoghe dimensioni. Cori rettangolari erano frequenti quanto quelli semicircolari o triabsidati. Numerose erano anche le chiese con cori contrapposti alle estremità delle chiese: tale disposizione non era nuova, ma i costruttori carolingi la ripresero per creare un doppio centro di culto all’interno della stessa chiesa, diversamente da quanto avveniva nelle chiese tardoantiche a doppio coro nelle quali soltanto un coro era il luogo di culto, mentre l’altro era generalmente adibito a sepolcreto. Le molteplici soluzioni funzionali attuate nella struttura dei transetti e dei cori erano arricchite dalla presenza di cripte, le cui sistemazioni sotto il coro comportavano un rialzamento del pavimento del presbiterio.

All’esterno della zona presbiteriale furono innalzate cripte che si configuravano in elevato con volumi autonomi e i costruttori borgognoni inventarono altri circuiti liturgici al livello dell’altare principale. Esiti spaziali originali i costruttori carolingi raggiunsero anche negli edifici a pianta centrica, riferendosi a esempi tardoantichi occidentali e orientali. La Cappella Palatina che Carlomagno fece erigere come parte integrante del suo Palazzo di Aquisgrana fu indubbiamente l’esempio di edificio carolingio a pianta centrale più importante. Il progettista Odo di Metz s’ispirò per il suo organismo architettonico a San Vitale a Ravenna, ma introdusse una serie di varianti che finirono per trasfigurare il senso spaziale del modello ravennate, raggiungendo esiti figurali così vigorosi da essere imitata da altre architetture e considerata un referente imprescindibile per la successiva architettura ottomana e salica.

Anche i tre grandi palazzi (Paderborn in Vestfalia; Ingelheim, fra Magonza e Bingen; Aquisgrana nel Palatinato), sedi della corte e del controllo giurisdizionale e militare del territorio, si contraddistinsero per la complessa articolazione dei loro impianti. Nella progettazione dei palazzi imperiali e delle grandi abbazie costruite durante i regni di Carlomagno e di Ludovico il Pio, la ricerca di sistemi proporzionali fondati su semplici figure geometriche, nella scelta di numeri simbolici desunti dai testi biblici e teologici, conferma non solo il vivo interesse delle maestranze di tradurre concretamente in architettura concetti matematici e geometrici tramandati da fonti scritte o desunti dai trattati di agrimensori, ma anche il desiderio da parte degli uomini del tempo, di vivere in un’epoca di grandi incertezze, di credere nei valori assoluti desunti dai testi sacri.

L’architettura carolingia dette importanza alla composizione delle masse esterne nel loro complesso. Torri si stagliavano nella parte centrale del transetto o ai lati delle absidi o al di sopra dell’entrata. Torri rotonde s’inserivano negli angoli formati dal coro e dai bracci del transetto o ai lati del portico d’ingresso per consentire l’accesso ai piani superiori. Il Westwerk, struttura posta nella parte occidentale, in corrispondenza dell’ingresso, adibita a funzioni diverse e avente caratteri icnografici non uniformi nei tenitori imperiali, costituiva una massa architettonica il cui accento verticale, enfatizzato dalla caratteristica disposizione delle tres turres, s’imponeva come elemento dominante. Nelle grandi abbazie francone la grandiosità delle masse occidentali non riuscì a oscurare il complesso dei volumi che formavano il sistema transetto-coro della parte orientale, ma si stabilì una sorta di corrispondenza tra le composizioni delle masse occidentali e orientali alle due estremità dell’edificio. Il verticalismo dei singoli volumi rendeva meno immediata la percezione dello sviluppo longitudinale delle chiese carolinge; mentre all’interno la diversa altezza esistente tra il pavimento delle navate e quello sopraelevato della zona presbiteriale, la disposizione degli arredi sparsi nelle navate per esigenze liturgiche, la presenza di partiti decorativi singolari, il ritmo dei sostegni, la ricchezza di ambienti, la diversa incidenza della luce, le pause lungo il percorso di accenti verticali, creavano una varietà spaziale tale da richiamare l’attenzione del fedele e rallentare il suo percorso dall’ingresso verso l’altare. Nelle chiese a cori contrapposti l’impressione di varietà spaziale era accentuata dal ventaglio di prospettive create dai percorsi trasversali.

Le varietà icnografiche e la composizione delle grandiose masse esterne delle architetture carolinge introdussero, in sintesi, un ordine nuovo nell’architettura preromanica, i cui esiti spaziali e figurali riscontrabili ancora negli edifici superstiti, dichiaravano un’evidente coerenza con le nuove esigenze sorte con il sistema politico-ideologico introdotto dai Carolingi, volto essenzialmente a ripristinare l’età aurea dell’impero romano in età tardo antica e a rinnovare gli ideali imperiali in uno spirito cristiano. Nelle architetture carolinge le prassi costruttive tardoantiche si fusero con elementi della vitale tradizione gallo-romana in un processo d’integrazione spirituale, creando modi compositivi e figurali innovativi, resi manifesti dalla mirabile sintesi di sistemi costruttivi articolati, dall’adozione di dosati sistemi proporzionali, dalla disposizione ordinata e funzionale degli spazi e degli arredi liturgici e dalla predilezione accordata alla composizione di masse grandiose e slanciate. La coerenza degli esiti fu così salda da lasciare un’impronta così forte da non potere essere dimenticata neppure nei momenti di maggiore pericolo per l’Europa, a causa delle incursioni normanne e ungare. Sin dagli inizi del decimo secolo, in Borgogna e nei territori sassoni, gli architetti elaborarono e sperimentarono soluzioni planimetriche, sistemi costruttivi e partiti decorativi desunti dall’architettura carolingia, creando le premesse concrete per l’architettura romanica.

Scopo precipuo di questo libro che ho sviluppato con entusiasmo costante in lunghi anni di ricerche eseguite in numerose biblioteche italiane e straniere e visitando gran parte dei monumenti trattati, è quello di offrire agli studiosi l’occasione di rimeditare e approfondire i variegati problemi che qualificano l’architettura carolingia, affascinante e complessa a un tempo, nonché di sollecitare altri studi orientati a esplorare nuove piste di ricerche e ad accrescere la consapevolezza dello straordinario patrimonio culturale che l’Europa possiede. L’augurio che tali programmi di lavoro possano essere presto realizzati accompagna alle stampe questo denso e ben illustrato volume, alla cui stesura sono legati episodi felici della mia esistenza.

Indice
Introduzione
Tavole sinottiche (A. Tavole cronologiche; B. Tavole genealogiche)
Abbraviazioni bibliografiche principali
Fonti e Studi

1. Il regno di Pipino III (751-768)
1. Pipino III, Fulrado e Crodegango, protagonisti della formazione del regno carolingio
2. Romainmotier. Ampliamento della chiesa
3. Coira. Cripta anulare della chiesa di San Lucio
4. Saint-Denis presso Parigi. Basilica di San Dionigi
5. Metz. Centro episcopale
6. Roma. Architetture realizzate durante i pontificati di Stefano II (752-757) e di Paolo I (757-767). La ’Cappella Regum Francorum’ in Vaticano

2. L’Europa dei Carolingi e il Sacro Romano Impero
1. Programma politico-culturale di Carlomagno (771-814)
2. Ingelheim, Aquisgrana, Paderborn. Residenze imperiali
3. Lorsch, Fulda, Corbie, Centule/Saint-Riquier. Grandi abbazie
4. Germigny-des-Prés (Neustria). Oratorio del San Salvatore
5. Ratisbona (Baviera). Chiesa e cripte di Sant’Emmerano
6. Ginevra, Lione, Grenoble e Vienne. Centri episcopali
7. Saint-Maurice-d’Agaune. Abbazia di San Maurizio
8. Mustair, Disentis, Malles, Naturno. Chiese ad aula
9. Interventi edilizi e decorativi nell’Italia settentrionale
10. Roma. Architetture realizzate durante i pontificati di Adriano I (772-795) e di Leone (795-816)

3. L’Impero carolingio. Da Ludovico il Pio a Carlo Grosso (814-888)
1. Verso la disgregazione degli ideali imperiali
2. San Gallo. Monastero
3. Colonia. Cattedrale dei SS. Pietro e Paolo
4. Reichenau. I monasteri di Mittelzell, Niederzell e Oberzell
5. Inden/Kornelimunster. Monastero del San Salvatore
6. Steinbach, Seligenstadt, Hochst ed HErsfeld. Grandi abbazie francone
7. Lione. Basilica di San Giusto
8. Déas/Grandlieu. Chiesa e cripte di San Filiberto
9. Fontenelle presso Saint-Wandrille. Monastero e chiesa di San Pietro
10. Reims. Chiesa del San Salvatore. ’Westwerk’
11. Corvey. Chiesa dei Santi Stefano e Vito. Cripta e ’Westwerk’
12. Werden. Chiesa abbaziale del San Salvatore. Cripte di San Ludgero e ’Westwerk’
13. Saint-Denis. Cripta a navate della basilica di San Dionigi
14. Soissons. Chiesa di San Medardo. Cripte a galleria
15. Auxerre e Flavigny. "Cripte inferiori" e "Cripte superiori" delle basiliche di San Germano e di San Pietro
16. Interventi edilizi e decorativi nell’Italia del non secolo: Milano e Farfa
17. Roma. Architetture realizzate dai pontefici Pasquale I (817-824), Leone IV (847-855) e Giovanni VIII (872-882)

Conclusioni
Bibliografia generale
Indice dei principali autori
Indice dei principali nomi di persona
Indice dei nomi delle principali architetture
Indice delle illustrazioni
 Autore recensione: dall'Introduzione dell'Autore
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